Avverbi

A volte Zampetta dimostra una proprietà di linguaggio che ritengo inusuale per i suoi 3 anni e spiccioli.

Usa con proprietà parole difficili e di cui conosce il significato.

Stupisce i nonni con frasi contenenti termini complicati e costruzioni sintattiche di un certo livello.

Ma soprattutto Zampetta è appassionato di avverbi.

Normalmente, solitamente, specialmente, probabilmente, sicuramente… ne usa una quantità incredibile!

Che strano…

 

Fucchia

E’ difficile parlare.

Difficile ascoltare e ripetere le parole di queste persone grandi. Ed è anche noioso. E allora è bello anche essere creativi, ironici e simpatici.

Perchè la Zampetta è così: incredibilmente scaltra e ironica. Eredità del babbo…

Impara a parlare, a coniugare, a usare parole anche difficili. Ma visto che è noioso, meglio variare. Per mesi la “fragola” è stata “cagola”. E anche quando ha imparato a dirla correttamente per un certo periodo ha continuato a dirla “sbagliata” per il piacere del suo “pubblico”.

Meglio creare le parole. “Cavallare” ad esempio…

Oppure ci sono delle parole oggettivamente difficili. E non è neanche pensabile che una bimba così piccola le conosca. Ma quando ti chiede un certo colore e quel colore è inevitabilmente Fuxia, ecco che diventa Fucchia.

Io a due anni e mezzo non sapevo niente del fuxia… O fucchia…

Zampetta uber alles

La 4 giorni tedesca si è alla fine conclusa con successo anche se come immaginabile e preventivato è stata faticosa assai.

Ci ricorderemo: le autostrade svizzere al di sotto delle aspettative, la Zampetta mai così buona nelle lunghe ore di viaggio, montagne con la neve e prati verdi e casette di Heidi.

Un grande lago, una cittadina carina con tante fontane che abbiamo assaggiato tutte, tante persone che ci guardavano, ci toccavano i riccioli e ci parlavano in una lingua strana.

Prosciutto a colazione (ma anche yogurt, cereali e marmellata di ciliege), carne in tutti i modi ricoperta da creme e panne improbabili e semi immangiabili, succhi di mela, gelati e niente frutta e zuppa e strane brioches tutte arrotolate e brezel.

E il caldo e la bella camera, enorme con il salottino con divano e poltrone e il lettino con l’uscita, il letto con i cuscini scomodissimi del babbo e la mamma, i tremendi torcicolli e la fatica e il sudore e lo svegliarsi alle 6 di mattina e stare tutto il giorno con il babbo mentre la mamma andava al lavoro.

E le macchine tutte grandi e tedesche, bambini indisciplinati e i vecchi ciccioni, e la cena (degli altri) alle 5 e mezza del pomeriggio e tutti che prendono i cappuccini a qualunque ora e tutti i locali italiani che anche se non vuoi trovi la gente che parla italiano

E Roberto che stava con noi e Luca che ci è stato una sera, le corse sul lungolago e il parco e i palloncini e il cappellino che ci siamo comprati e il babbo che parlava tre lingue contemporaneamente tutte male e la mamma che parlava tre lingue distintamente e tutte bene e i complimenti e le parole tedesche che Zampetta ha imparato, “bitte” e “brezel”, e il viaggio di ritorno, le lunghe gallerie, il caldo a Milano e la fatica per prendere sonno in macchina e il ritornare e lo svegliarsi la mattina e dire “siamo a casa!”

Bubu’

La Zampetta parla che è un piacere, soprattutto in questi giorni comincia a mettere in fila soggetto – verbo – e anche qualcos’altro. Ogni tanto declina i verbi nella maniera corretta e insomma, la via della lingua materna è ormai tracciata.

Fra l’altro è bravissima perchè ripete ogni parola e cerca di associarla alla cosa, all’evento, all’azione.

Ma allora mi chiedo: perchè se parli bene, dici le lettere correttamente (quasi tutte), ripeti quello che dicono tutti, perchè la nostra Milù è sempre Bubù?

Mammamimmi

Da qualche giorno abbiamo una nuova parola: mammamimmi.

Che cos’è, chi è mammamimmi?

eeehhhh…

Mammamimmi è la mamma, ma … di più! E’ un superlativo, il superlativo di mamma, una specie di mammissima.

Da dove viene? Ecco, viene da qui:

La Zampetta ovviamente ha molti modi di fare, di dire, di atteggiarsi. E’ normale. E anche quando chiama la mamma, ci sono molti modi di chiamarla. Uno di questi è un modo un po’ cantilenato, in falsetto e modulato: maaaaa-mmmaaaaa…!!

E questo è il richiamo per avere attenzione, affetto, coccole. Insomma, non sto chiamando tanto per fare ma sto chiamando perchè ho bisogno di te, mamma, ho bisogno di te con tutte le M e tutte le A!

E la mamma risponde a questa richiesta con un altrettanto cantilenoso e falsettato “dimmi”.

E dunque:

“Mamma!”

+

“Dimmi!”

=

“Mammamimmi”

Chiaro no?

pecchepecché

Mi sembra un po’ presto ma la piccola Zampetta sembra entrata nella fase del “perché”.

Forse è solo una parola che le è rimsta in testa, forse ha capito davvero cosa sta a indicare.

Fatto sta che, soprattutto quando c’è qualcosa che non le torna o non le piace, allarga le braccia e con espressione più che interrogativa vi guarda e se ne esce con un “pecchepecché”.

“Usciamo, mettiti il giubbino”

“Pecchepecché!”

“Perché oggi piove e fa fresco”

Eh si, vuole anche la spiegazione, giustamente, di quello che stiamo per fare.

“Adesso è l’ora della nanna”  – “pecchepecché!”

“Lavati le manine” – “pecchepecché”

Ed è anche giusto no?

Solo che un paio di giorni fa, nel lettino, si stava svegliando. Ancora intontita dal sonno, si gira, occhi semichiusi, allunga un braccino e, dispiacendosi di essersi già svegliata, dice al cielo: “Pecchepecché??”

Innocenti evasioni

La Zampetta ultimamente fa fatica a dormire il pomeriggio, specie quando ci sono cose più interessanti da fare.

Ieri è stata una di quelle giornate, a casa dell’amico del mare che ci ha ospitati per un pranzo gusto barbecue, alla faccia della mamma vegetariana. Ma che importa, per stare in compagnia si fa questo ed altro, in più sono stati forniti tomini in quantità, tralaltro apprezzati anche dal pubblico onnivoro.

Si sa, dopo pranzo c’è da fare il pisolino, la Zampetta è stanca e poco socievole per cui la mamma chiede un angolo della casa per trovare un po’ di tranquillità e fare apprezzare alla sua bimba la penombra che finalmente concili il sonno desiderato (più dai genitori che dalla figlia, per verità). L’amico, che vive in una casa da single, ci offre la sua camera. C’è disordine, dice, ma la mamma certo non si formalizza, perché sa che cosa è il caos puro e il caos di un adulto non è niente in confronto.

Così ci mettiamo in questa camera, io e lei, lei in braccio io che la cullo, le dico paroline, le dico che è l’ora di chiudere gli occhi e riposare per essere pieni di energie al risveglio… e lei che, in un ambiente nuovo e sconosciuto, non fa altro che guardarsi intorno. E, insomma, evade dall’obiettivo principale, in direzione di un qualsiasi oggetto in grado di confondere la mamma che, indefessa, continua nel suo intento, nonostante le venga offerto il ciuccio ogni volta che apre la bocca per cantare una canzoncina. Dpo una ventina di minuti, il colpo di grazia: Zampetta inizia a scalpitare tra le braccia della mamma, e inizia a dire ‘be be be’ e la mamma finge di non capire. ‘be be be, pecoa’ e punta il ditino proprio lì. Eh sì, proprio in direzione della pecora gonfiabile, oggetto di classe che staziona in casa dell’amico. Credo che a questo punto si sia potuta dire terminata la pausa nanna.