La giostra d’inverno

Passeggiata a Sarzana, con Leonardo e Pietro.

La giornata è invernale, fa freddo e piove.

La giostra dei cavalli è in mezzo alla piazza spenta.

Nessun bambino.

Chissà se riusciamo a farla accendere con le sue luci colorate?

Ce la facciamo: 3 bambini, 2 mamme e 1 babbo la invadono, la giostra gira, le luci si accendono e i cavalli si animano e cominciano a cavalcare.

Per qualche minuto la piazza si illumina e l’inverno si colora di luci e si anima di musica.

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La pema

E’ inverno, fa freddissimo e babbi, mamme e zampette hanno la pelle delicata che si screpola e che va adeguatamente protetta.

Dunque non sarà strano assistere in casa nostra al rito della “pema” (crema): la mamma mette la crema alla piccola zampetta e lei, non so, forse per amore, forse per vendetta, si gira verso di me, si accende e dice “Babo!”

A quel punto zuppa il ditino nel contenitore della crema iper-costosa iper-protettiva, pretende che io avvicini la mia faccia ispida di peli di barba non rasati e comincia a spalmare come una artista spalma i colori sulla tela. E alla fine del lavoro: “Ohhh, pema!” (ecco babbo, adesso, grazie alla mia opera non avrai tema di uscire all’esterno e potrai affrontare le rigidità dell’inverno a testa alta e a viso scoperto!)

Non che non mi fidi, ci mancherebbe, ma giusto per curiosità vado a vedermi davanti allo specchio… La mia faccia è una vera opera d’arte con pennellate di pema rosa che decorano il mio viso. Grazie Zampetta!

In un’aria di vetro

Nottata in bianco, vento forte, persiane che sbattono, zampette che tossiscono e non hanno intenzione di dormire. Notte di sonno iniziato alle 4 e finito alle 6 e mezza. Alle 7 e un quarto, in strada, come al solito del resto, ma sola perché la Zampetta dorme e il babbo la accudisce. Esci, un’aria di vetro, pulita, ghiacciata  quanto basta. E lì, proprio all’incrocio tra le colline, in un blu cobalto senza nuvole, arriva lei, la nostra Signora Luna: grande, rotonda, bianca e piena di mari. Ci volevi, Zampetta, dovevi essere acccanto a me a fare ‘uhhhhh, uuuna’,  e invece facevi la nanna. E ho preferito guardarla io, tutto il tempo possibile, l’ho studiata per bene per potertela raccontare bene stasera, al ritorno.

L’astronauta

Yuri da grande farà l’astronauta, la cosa è certa.

Per il momento si allena entrando in una tuta spaziale bianca che la avvolge totalmente: corpo, piedini, testa.

Si sta bene lì dentro, c’è caldo e non protesta nemmeno troppo quando la infiliamo. La portiamo in macchina, nel passeggino sotto la pioggia, sotto la neve, nel freddo dell’inverno e lei (anzi, lui), come un astronauta nel freddo spazio, lascia scoperti solo gli occhi che attenti guardano e scrutano tutto, prende mentalmente appunti che poi scriverà nel diario di bordo.

Forza Yuri: prima dello spazio c’è tutto il mondo da esplorare!

La neve

Cara Zampetta,

capisco che sei molto piccola (hai appena compiuto 7 mesi) e che non ricorderai assolutamente niente di questi primi mesi della tua vita.

E neanch’io non ricordo proprio nulla dei primi anni della mia vita. Ho una memoria così corta!

Ma una cosa mi ricordo e ti posso dire.

Noi viviamo vicino al mare e questo è molto bello. Ma ci manca la neve. La neve non viene mai da noi. E’ talmente raro che ogni volta che arriva è una festa, la gente fa le fotografie, va al mare a vedere la spiaggia imbiancata.

E quindi mi ricordo bene che nel 1985 avevo 11 anni e nevicò tantissimo. Era tutto bianco a casa. Abitavo lì dove stiamo adesso, con i nonni. Fu una festa. Non avevo mai fatto una palla di neve, mai fatto una scivolata sul ghiaccio.

E dal quel momento la neve ha sempre avuto un grandissimo fascino su di me, anche adesso che sono grande, anche adesso che sono a M. e ne sta cadendo tantissima e la gente intorno a me sta inveendo, io la guardo cadere incantato.

E tu, bimba ingrata, al tuo settimo mese di vita, hai avuto questo dono dal cielo: in una notte vicina a Natale ti è stato regalato un bianco tappeto di di candida neve. La mamma è stata svegliata dal silenzio ovattato, è scesa dal letto e ha gustato la visione dalla finestra. Il babbo, seppur non sia sceso dal letto, è stato contento e sorpreso. E tu?

Ti sei svegliata come al solito, hai inondato di sorrisi i tuoi genitori, hai fatto colazione con il latte della mamma mentre ti preparavamo psicologicamente: “Adesso ti facciamo vedere una bella cosa, vedrai!”.

Ti abbiamo vestita con uno scafandro imbottito, guanti cappello, crema protettiva, calzini su calzini e siamo usciti aspettando ansiosi la tua reazione.

Niente.

Come fosse la cosa più normale del mondo. Dove ieri c’era il prato verde oggi c’è una distesa bianca: che c’è di strano?

No, non ci credo. Eri stupita e contenta, ne sono convinto. Ma lo hai tenuto dentro di te…

Zampetta porta il caldo in casa nostra

La nostra casa è sempre stata molto fredda: è vecchia, costruita male, umida, gli infissi da sostituire.

Prima che Zampetta arrivasse avevamo cominciato una lenta opera di ricostruzione: prima avevamo rifatto il bagno, giudicata prima priorità, poi i pavimenti.

L’arrivo di Zampetta ha rallentato se non fermato i lavori, almeno per il momento ma ce ne sono talmente tanti da fare che prima o poi ripartiranno.

Però, nonostante tutto, nonostante l’umidità, gli spifferi e la temperatura esterna rigidissima in questo periodo (arriverà anche la neve?), teniamo la casa calda.

O almeno quanto più possibile. O almeno molto più calda di quanto lo sia mai stata.

E i benefici li abbiamo tutti: c’è una temperatura costante per tutto il giorno, frutto del lavoro della nostra stufa e quando proprio la mattina scende verso il basso il riscaldamento è programmato per provvedere, e naturalmente si vive meglio.

Speriamo che questo inverno passi in fretta: i lavori del prossimo anno renderanno l’inverno seguente ancora più confortevole.