Facciamo colazione?

Dopo i giorni di festa, senza nido, con entrambi i genitori a casa, si torna alla normalità. Sveglia presto, soliti rituali di preparazione, fretta e un po’ di tensione. Io non ho mai tempo. Normalmente la colazione la faccio in piedi, mentre mi preparo, sistemo le cose del pranzo, organizzo la cena,  uso le mie cento mani a disposizione, mentre la Zampetta si accontenta volentieri di un bel biberon di latte con la cioccolata. Stamani il babbo non c’era, era appena uscito, per poi tornare tra qualche giorno. Dorme in albergo, il babbo. Quando tornerà, sarà festa (e sarà ora di andare a dormire). Però, quando lui c’è, si fa una cosa che di solito si salta: colazione. Si mettono le cose in tavola, i cereali, le gallette, la nutella e la marmellata, si pasticcia con le dita, ci sono le zollette di zucchero golosissime, a volte i biscotti. Zampetta lo sa che oggi si va al nido, sa che la mamma va in autostrada e poi a lavorare, e sa che il babbo torna venerdì. Ma vuole fare colazione. E così, io e lei, davvero in misura straordinaria, ci siamo sedute a tavola, con la tovaglia e il resto. Poco importa se la colazione è consistita in due microzollette di zucchero, quello che contava era essere sedute lì, come nei giorni speciali.

Prendere il volo

Villa Camomilla è un posto immerso nella natura. A volte anche troppo, gli incontri notturni con rospi mansueti fanno sussultare chiunque.

Ci sono degli animali fastidiosi, e quelli che danno soddisfazione, nonostante l’evidente fastidio che rilasciano sul pavimento della veranda:  benedette rondini!

Sono uccelli speciali, utili all’ecosistema, tolgono di mezzo le larve di zanzara (insetto odioso di cui è ricca Villa Camomilla), ed eleganti. Simbolo di vitalità, rinascita, primavera. Fanno il nido sotto la tettoia della veranda di casa, e quest’anno, dato il clima insolito hanno deposto le uova due volte di seguito.

Ieri, dopo lungo periodo di svezzamento a base di vermetti, larvette e schifezze varie, che a volte sfuggivano dal becco e finivano a terra, o che venivano assimilate, digerite e in parte espulse (ma mangiavano tanto!) ben 5 rondini hanno preso il volo, e lasciato il nido per le prime escursioni aeree.

E così, la vita va avanti in un trionfo di garriti e  di giravolte sperimentali, a consolare e dare speranza a chi, per il momento, il volo non riesce a prenderlo.

Vacanze, Sardegna e ricordi

Ma quante cose gli facciamo fare a questa Zampetta? Quanti stimoli, quanti ricordi, quante esperienze?
Spesso penso al fatto che lei a 2 anni ha fatto cose che io ho fatto a 30. Ma meglio così, crescerà bene e velocemente e magari conoscerà il mondo e imparerà ad averne meno paura.
Abbiamo passato una bella settimana di vacanza in Sardegna. Il babbo, la mamma e la Zampetta per una settimana sempre insieme.
Abbiamo preso il traghetto, la nave, grande, grandissima e abbiamo passato il mare, grande e grandissimo anche di più.
Siamo stati al villaggio con le sue casette, i suoi prati, l’animazione e il ristorante e la piscina e tutto quello che ci deve essere.
Ma soprattutto c’era il mare. La spiaggia e il mare.
Un mare bello, un mare che ci è paiciuto così tanto che non volevamo mai andare via, sempre nell’acqua seppur freddissima.
Una tempesta di esperienze, di posti nuovi, di persone e bambini da conoscere e con cui interagire.
I ritmi completamente sballati rispetto a quelli che teniamo a casa, il mangiare tardi, il fare tardi la sera e invece di passare una serata tranquilla a casa, scatenarsi a ballare la baby dance.
La Zampetta che è stato il personaggio del Villaggio, scatenata e riconosciuta da tutti con il suo cespo di riccioli biondi e il suo incedere dinoccolato e la sua danza travolgente e divertente e incurante di tutto e di tutti.
Ci sono stati dei momenti di crisi un po’ per tutti ma questo è normale.
Ci sono state delle gite, nella grotta con le stagmiti, nella città più anonima d’Italia dove con un gelato da 2 euro ci si cena in 3, a Porto Rotondo a prendere il gelato da 10 euro che non basta per uno.
C’e’ stata Sofia, la nostra amica di una settimana che ci cercava e cercavamo della quale abbiamo sopportato abbracci e bacini e abbiamo ricambiato imparando cose e giocando in corse perdifiato.
Il mangiare un po’ strano e difficile, qualche abitudine un po’ stravolta e infine il viaggio di rientro, lungo, difficile e stancante per tutti.
E poi il ritonrare alla vita normale. Che è bella, colorata e felice.
Pensieri sparsi, bei ricordi. Anche quando non li ricorderemo più.

Zampetta uber alles

La 4 giorni tedesca si è alla fine conclusa con successo anche se come immaginabile e preventivato è stata faticosa assai.

Ci ricorderemo: le autostrade svizzere al di sotto delle aspettative, la Zampetta mai così buona nelle lunghe ore di viaggio, montagne con la neve e prati verdi e casette di Heidi.

Un grande lago, una cittadina carina con tante fontane che abbiamo assaggiato tutte, tante persone che ci guardavano, ci toccavano i riccioli e ci parlavano in una lingua strana.

Prosciutto a colazione (ma anche yogurt, cereali e marmellata di ciliege), carne in tutti i modi ricoperta da creme e panne improbabili e semi immangiabili, succhi di mela, gelati e niente frutta e zuppa e strane brioches tutte arrotolate e brezel.

E il caldo e la bella camera, enorme con il salottino con divano e poltrone e il lettino con l’uscita, il letto con i cuscini scomodissimi del babbo e la mamma, i tremendi torcicolli e la fatica e il sudore e lo svegliarsi alle 6 di mattina e stare tutto il giorno con il babbo mentre la mamma andava al lavoro.

E le macchine tutte grandi e tedesche, bambini indisciplinati e i vecchi ciccioni, e la cena (degli altri) alle 5 e mezza del pomeriggio e tutti che prendono i cappuccini a qualunque ora e tutti i locali italiani che anche se non vuoi trovi la gente che parla italiano

E Roberto che stava con noi e Luca che ci è stato una sera, le corse sul lungolago e il parco e i palloncini e il cappellino che ci siamo comprati e il babbo che parlava tre lingue contemporaneamente tutte male e la mamma che parlava tre lingue distintamente e tutte bene e i complimenti e le parole tedesche che Zampetta ha imparato, “bitte” e “brezel”, e il viaggio di ritorno, le lunghe gallerie, il caldo a Milano e la fatica per prendere sonno in macchina e il ritornare e lo svegliarsi la mattina e dire “siamo a casa!”

Ieri

Giorno dopo la festa, tutto torna alla normalità. La mamma è pronta per uscire e andare al lavoro, Zampetta si sveglia, seduta nel letto, un po’ assonnata. La mamma la va a prendere: buongiorno principessa! La piccola tende le braccia e viene in braccio, accoccolata e sognante. Si va a prendere il biberon pronto in cucina, ma prima passiamo dal salotto e… sorpresa, c’è una montagna di regali che abbiamo scartato durante la festa, ancora disordinati per l’eccessiva stanchezza dei genitori la sera prima. Zampetta si tende verso la bambola di pezza, l’abbraccia e fa ‘Ieri!’ come a dire ‘ma allora non era un sogno, era tutto vero!’. Eh sì piccola, era tutto vero, e ne rimangono i segni concreti, oltre al bel ricordo di una giornata speciale tutta per te!