Perché mia mamma non lo sapeva?

Quando ero piccola mi piaceva fare il bagnetto, del resto ho tuttora un buon rapporto con la vasca da bagno e in generale con gli ammolli. Però ho un ricordo che ancora mi inquieta, e cioè il momento del lavaggio dei capelli e successiva pettinatura. Anche io, come Zampetta, avevo i riccioli e, si sa, i riccioli sono belli tanto quanto sono ricettacoli di nodi. Piangevo. Prima per l’acqua (hai voglia di usare le visiere!), che alla fine ero riuscita parzialmente a domare tenedo la testa così indietro che se tirava un po’ di vento mi tirava giù. Poi, bisognava strigliare per bene. Una tortura vera e propria, un’insofferenza totale. Non volendo ripercorrere quelle esperienze da Santa Inquisizione con Zampetta mi sono informata, ho chiesto qui e lì e anche nel forum di mamme che frequento, alla ricerca dell’antidoto al dolore da capelli tirati, maltrattati, domati a forza. Soluzione: usare olio di semi di lino. Facile, ne va messa una goccia, una quantità quasi ridicola, alla fine del lavaggio, quindi passare il pettine. I capelli scivolano lucidi sotto la dentallatura dell’attrezzo infernale da tortura… e Zampetta non si accorge di nulla.Mi chiedo se una trentina di anni fa non esistesse l’olio di semi di lino… o più probabilmente non esistesse la possibilità di informarsi come si può fare adesso, ma sono contenta di avere evitato almeno questo patimento che ho a lungo sofferto!

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I sensori

Zampetta non è facile da far addormentare, anzi! Mentre gli altri bambini quando sono stanchi semplicemente dormono chiudendo gli occhi, lei no, lei non riesce a dormire se non cullata per lunghissimo tempo meglio se cantando canzoni a lei gradite.

E anche dopo tutto il gran ballare e faticare, non vi lascia certo vita facile: bisogna adagiarla nel lettino. Ci si muove lentamente, con attenzione e circospezione, si arriva all’altezza della sponda e si cominia un lentissimo movimento verso il basso, millimetro dopo millimetro visto che ogni minima differenza di altezza potrebbe infastidire (e quindi risvegliare) la nostra Zampetta.

Quando, dopo copioso sudore, siamo riusciti ad appoggiarla nel letto, la parte più difficile deve ancora venire: togliere le mani che la stavano sostenendo. Prima quella sotto il sedere…fatto! Poi quella sotto la testa…piano … piano…ok fatto! In quello stesso istante…click! occhi aperti, la bocca si splanca e un urlo selvaggio esce dalla piccola ugola: si è svegliata. Bisogna ricominciare tutto da capo.

Potenza dei sensori!

Tutte le combinazioni possibili

Ci sono dei momenti in cui Zampetta piange disperatamente, così forte, così con convinzione che sembra che niente la fermerà. A noi genitori piange il cuore a sentirla così e facciamo di tutto per farla smettere. Nell’ordine: si canta, si balla, si mette davanti all’acquario, davanti alla tv, si fa scoltare musica, davanti al fuoco della stufa, si prega, ci sia arrabbia, si prova a giocare, le si mette davanti Bobo e tutti i suoi giochini.

Niente.

A quel punto ci sono le soluzioni combinate: acquario + giochino, musica + ballo, Bobo + smorfie, supplica + dondolo. Non è facile farla smettere anche perchè questa cosa succede in momenti non sospetti: ha mangiato, dormito, fatto la cacca e quindi non dovrebbe avere esigenze particolari.

Per farla breve, l’ultima combinazione che ha funzionato è stata: dondolio sulla sedia + stufa accesa con fiamma crepitante + schermo del telefonino acceso + musica (Caparezza). Zampetta si è così ipnotizzata, ha dimenticato il pianto disperato che riempiva l’aria fino a un secondo prima ed ha assunto una espressione come se ci stesse dicendo “Visto? Non chiedevo poi molto…”

A volte bisogna essere proprio fantasiosi per soddisfare i bambini…

Non piange mai, dorme sempre

dormeCapita che Zampetta esca a spasso coi genitori. Capita che in quelle occasioni i due abbiano fatto il diavolo a quattro per farla stare buona e magari farla dormire a suon di Marcia del Camposanto ruotando per il centro cittadino in macchina per una buona mezz’ora. Capita che i genitori abbiano gli occhi fuori dalle orbite e pensino con un misto di odio e riconoscenza a Vinicio Capossela. A quel punto, la zampetta angelica nel suo passeggino sta tranquillamente riposando accompagnata da due zombies vagamente pensanti: al primo incontro capita che una signora di una certa età si avvicini e dica ‘che bel bimbo, è anche tranquillo’. Pazienza per lo scambio di sesso (a nulla servono copertine rosa e vestiti dello stesso colore), e pazienza se i due genitori stremati non rispondono che con un sorriso di convenienza come a dire ‘che ne sai tu di quanto è tranquilla’. Al secondo, terzo, quarto, eccetera passante che fa apprezzamenti nei due genitori inizia un’escalation di desiderio di omicidio e di aumento della bile. Alla fine di tutti questi commenti incontrano l’amico inossidabile, quello che sa capirti, consolarti e insomma esserti amico. Dopo una serie di lamenti – finalmente si possono sfogare – di fronte alla domanda: ‘ma la zampetta dorme la notte?’ i due genitori sconsolati ammettono ‘sì’. E allora, cosa volete di più? Di giorno non piange mai e dorme sempre come vedete adesso, di notte dorme… che genitori ingrati! Come fare a spiegare anche all’unica persona che potrebbe capirti, che le cose non vanno esattamente così? E come soffocare l’istinto omicida ormai non più contenibile?

api ipnotiche

… e per il complimese di zampetta arrivano le api, quelle che le volano sopra la testa, girando in tondo al ritmo di una musichina. magia ormai pluridecennale (ce le avevo anche io più di trent’anni fa), riescono a placare il pianto inconsolabile, quello che non sai perché ce l’ha. grazie al cielo, questa forma di ipnosi funziona, per la gioia delle nostre orecchie. ovviamente per qualche minuto. Stiamo affinando però la tecnica, e contiamo di ottenere presto buoni risultati.