Kiko è scomparso!

Kiko è un pelouches che regalammo a Zampetta il suo primo Natale. Ha di particolare che è un animale tutto strano: un orecchio più grande e uno più piccolo, cuciture qua e là, un po’ sbilenco… ma sopratutto ha il nome della Zampetta ricamato su un braccino.

E’ stato uno dei suoi primi pelouche e da sempre è in casa nostra e lei gli è affezionata.

Qualche mese fa Kiko è sparito! Dapprima ci siamo illusi che fosse in casa e non si trovasse, fosse nascosto da qualche parte. Poi dalle nonne. Poi ancora ci siamo convinti di averlo lasciato da qualche parte, chissà dove.

La zampetta ha sentito la mancanza e non ha mai metabolizzato pienamente questa mancanza.

Dopo due – tre mesi di assenza decido di, brutto dirlo ma è così, ricomprarlo. torno nel negozio e rifaccio l’ordine con il ricamo e dopo appena una settimana il Kiko è pronto.

Appena lo vedo capisco che non è LUI. Ovvio che sia un altro… Chissà che cosa dirà la Zampetta.

Si presenta l’occasione perchè la mamma e la Zampetta vengono a trovarmi a Milano.

Nascondo il Kiko nel letto e al ritorno di una estenuante giornata, torniamo in camera e… che feste! Zampetta non credeva ai propri occhi!

“Ma c’e’ Kiko!” ha detto. “Era a Milano con il babbo!”. L’ha preso, l’ha abbracciato e non se ne è staccata per giorni. Commovente.

Io non so se Zampetta ha creduto davvero che Kiko fosse tornato o si è accontentata del fatto che ci fosse un Kiko. Fatto sta che è stata devvero felicisssima e adesso Kiko è tornato!

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… e il babbo?

Ora di cena, di contorno una sana e leggera insalatina coi pomodori e aceto balsamico. Una ciotolina per me e per Zampetta, le cene sono a due durante la settimana. Ci dividiamo serenamente la porzione, ne avanza un po’, finita la nostra parte chiedo alla piccola se ne vuole ancora. “La voglio tutta”. Ok, gliela metto nel piatto, la mangia. Poi se ne esce “e al babbo?”

Videoconferenze

Il babbo è tornato a lavorare nella grande città. Tutta la settimana fuori casa senza la mamma e la zampetta.

Ci si sente un po’ via mail, via telefono, ma a vedersi come si fa?

Beh, con la videochiamata dal PC!

E così la sera ci si prende qualche minuto, ci si collega e sul monitor si vede da una parte il babbo e dall’altra la mamma e la zampetta.

Questo accade alla sera e siamo un po’ tutti stanchi ma comunque fa piacere chiacchierare un pochino e vedersi seppure un po’ sgranati nel monitor.

E che effetto fa alla zampetta vedere il babbo sul televisore? Non lo so, non so cosa pensa, come lo prende. Ma da buona nativa digitale lo digerirà in fretta, sarà normale come tutto il resto della tecnologia.

Mamma: “Zampetta, chi c’è lì nel video?”

Zampetta: “Babo*”

*trad. “Mamma, che domande fai? Non lo vedi che è il babbo? Che bisogno hai di chiedermelo? No, non sono stupita, è perfettamente normale… è collegato con la chat video, cosa c’è di strano?”

92%

La mamma e Zampetta sono venute a trovarmi a Milano: dovevo lavorare per un paio di giorni e, approfittando del ponte dell’immacolata, le ho fatte venire per un paio di giorni di shopping e lucine di Natale.

Questo era il lodevole intento.

Purtroppo come spesso succede, per una serie di circostanze le cose non sono andate come da previsione: abbiamo preso un bellissimo albergo per stare comodi comodi. E ci siamo stati! Peccato che fosse lontano dal centro e le traversate in tram con Zampetta, ombrelli e sacchetti non erano il massimo.

E poi. Era festa per tutti e dunque c’erano circa 6 milioni di persone in giro…

E poi. “Vestite tanto che fa freddo qui!”. Vero, verissimo. Ma non avevo contato il fuori-dentro da albergo e negozi affollati e con temperature tropicali e relative mega sudate nei giacconi-piumoni.

E poi. Zampetta va. Cammina, guarda, viaggia. Ma da sola! E non si poteva, con pioggia, con la folla e tutto il resto! E allora prendila in braccio per ore, oppure tienila per mano, o ammansiscila…

Tutto negativo? Ma no, abbiamo visto tante cose, tante luci, fatto regali, siamo stati comodi in albergo e comunque è un’altra esperienza che si aggiunge alla collezione.

Cos’è il 92%? Beh, è la percentuale di energie che si devono dedicare a Zampetta in situazioni di questo genere. Il restante 8% potete usarlo come volete….

Pensieri e parole di un giorno di mezza vita

Capitano anche queste giornate.

E’ estate e sei in una città che non è la tua. Zampetta e la mamma sono lontate. Non ci pensi, esci dall’albergo al mattino presto perchè ti piace entrare presto al lavoro.

Fa già caldo, per strada c’è traffico e rumore. Vai in metropolitana insieme a altre migliaia di persone. E ti piace anche essere parte del “meccanismo”.

Lavori, vedi i colleghi. Come sempre. Ti impegni, testa bassa, un caffè, un panino per pranzo. Telefonate, favori, sorrisi.

Alle 3 senti un rumore…”crack“… si è rotto qualcosa. Fermi le mani che andavano da sole sulla tastiera del pc, non rispondi al telefono. Ti fermi e ascolti. Non c’è nulla. Non ti importa del lavoro che stai facendo, dei discorsi che hai intorno. Senti un vuoto. Cosa ci faccio qui?

Ci sono ancora due ora prima di uscire, non riesco a combinare niente, ho difficoltà a dire anche solo due parole all’amico che viene a trovarmi.

Esco dall’ufficio. E’ metà pomeriggio e non ho nessuna motivazione per fare niente. Camminare, per andare dove? Sono solo qui. Mi sento invisibile e guardo le persone che mi passano accanto, che prendono la metropolitana. Quanta gente strana!

Vado verso il centro. Fa caldo. E’ lo stesso.

Via Vitruvio. Kebab, gelaterie cinesi, prostitute, barbieri nordafricani, tutto a 50  centesimi, hotel di infima categoria.

Corso Buenos Aires. Traffico, africani che vendono merce contraffatta sul marciapiede, una folla variegata, ondate di aria condizionata che ti assalgono dalle porte aperte dei negozi.

Potrei rimepire il mio vuoto mettendo alla prova la carta di credito. Ma è veramente un brutto periodo. Niente soldi, niente spese pazze. Budget ridotto al minimo.

Provo a risalire la china. Vado in una gelateria. Ci sono le granite. Menta no, mandorla no, caffè no. AMARENA, bleah. SI.

E’ orribille ma a volte gli shock funzionano. Continuo a passeggiare e ruminare. Entro da Muji che di solito aiuta a distrarti ma niente. Anzi mi peggiora l’umore vedere i finti saldi con le cose che costano davvero troppo.

La passeggiata continua ma vedo solo negozi di marca che vendono prodotti che non mi interessano. E allora, allora non resta che l’arma finale: andiamo in libreria.

Feltrinelli mi accoglie sempre ed io ci sto sempre bene. Non so, forse c’è anche qualcosa di primordiale, di ancestrale, sedimentato. Dalla mia prima visita alla Feltrinelli di Pisa (quanti anni fa?): praticamente un salto mortale per chi come me veniva dalla piccola provincia e aveva frequentato come unica libreria un posto che si chiamava (e si chiama) Mondoperaio e comunque sapeva di potersi trovare bene.

E insomma, giro fra i familiari scaffali e faccio muovere gli occhi con la consumata esperienza di frequesntatore abituale: le novità, gli economici, gli sconti estivi, le guide di viaggio. Mi fermo. Lascio andare un attimo la mente. Penso ai colleghi che l’altro giorno hanno prenotato seduta stante un aereo per Barcellona per farsi un week end. Penso che mi piacerebbe andare con loro. Penso che non posso farlo, che c’è una zampetta che mi aspetta, che sono diventato grande (ma io sono sempre stato grande!), che ho delle responsabilità.

Zampetta, ci andiamo insieme, vedrai, ti piacerà Barcellona!

Continuo il giro. Non esiste che esca da lì senza libri. Ma sono già pentito: ne ho troppi da leggere, mi impegno, leggo tanto, ma loro sono sempre di più!

Decido di moderami e alla fine vengono via in 3:

– Paul Murray, Skippy muore. Secondo volume di una collana (bellissima) che ho cominciato la settimana scorsa

– Scarlett Thomas, L’isola dei segreti. Vado avanti a leggere i libri di Scarlett Thomas. Secondo me non sono per niente facili da leggere ma lei è bravissima.

– Gianrico Carofiglio, Né qui né altrove.  Per rileggere Carofiglio…

Esco e decido: torno in albergo e passo la serata a leggere. Prima però dovrei mangiare qualcosa. Ok, continuiamo sulla strada della redenzione. Vado da McDonald’s, prendo un menu e un milkshake alla fragola, scendo in un angolino appartato e con l’aria condizionata, col fatto che è presto e non c’è nessuno, forse con un po’ di energia dal cibo, mi comincio a sentire meglio. Prendo il libro più piccolo (Carofiglio) e comincio a leggerlo.

E’ melanconico. Neanche a farlo apposta. Parla dei vecchi tempi. Vecchi amici che si incontrano e fanno tornare i ricordi a galla. L’università. E io che facevo all’università? Che ricordi ho? Nell’aria una struggente versione di My way cantata da una voce femminile, roca quanto basta. Mi risveglio. Ma che è? Vi siete messi tutti d’accordo?

Leggo un paio di capitoli, finisco il milkshake e salgo in camera. Mi prudono i polpastrelli. E’ tanto tempo che non scrivo. Devo lasciare correre il flusso che esce fuori. Questo è il posto che ho scelto.

Fuori c’è Milano, davanti a me il Pirelli, sempre bellissimo, a destra la stazione, monumentale, sotto piazza Duca d’Aosta, geometrica e trafficata. I tram passano sferraglianti e fuori dal tempo. Io sono sempre io. La vita va avanti. Ho una bellissima sera di lettura davanti a me.

Sapessi com’è strano…

…ritrovarsi stravolti a Milano!

Il problema di lasciare passare qualche giorno dagli eventi è che poi il tutto si scolorisce un po’ e quindi anche tutte le esperienze negative, le brutte avventure e la fatica immane che abbiamo sofferto, alla fine sbiadiscono…

Zampetta e la mamma sono venute e prendermi nella città dove lavoro: sono salite in macchina il primo e siamo tornati tutti insieme il giorno dopo. Il viaggio di andata è stato traumatico per mamma e zampetta che è stata male. Un’esperienza da dimenticare e che non voglio ripercorrere anche perchè l’ho vissuta soltanto, e gia’ quello non è stato bello, via telefono.

Mi rimarranno nella mente gli Zampetta show: la felicità e la voracità con la quale accoglie le cose e le esperienze nuove: autobus, metropolitana, sotto terra o in piazza Duomo, tutto è bello è da provare è da applaudire, da riempirsi gli occhi e da farne una scorpacciata. Perchè tutte queste persone in metropolitana se ne stanno serie senza parlare? Salutiamo e prendiamo confidenza! E cosi’ capita che interi vagoni, con gente italiana, extracomunitaria, parlanti o tacenti si ritrovino a sorridere, a parlare a salutare, la nostra piccola scatenata zampetta che esaltata come non mai saltella qua e la’ e ride su ogni altalena di ogni parco di Milano, e passeggia per i corsi e le piazze e fa fermare la gente e mangia il gelato biologico al lampone da Grom, e va in libreria e prende il libro degli orsetti, e al negozio di vestiti per un cappellino e da Zara per le magliettine estive e da Imaginarium per Amanda, la nostra nuova, anzi, la nostra prima bambola.

E poi non si può fare altro che cadere addormentati, stremati, distrutti da una folle giornata di sorrisi e compere. E allora via, in macchina e a perdifiato verso casa.

Che fatica faticosa! Ma adesso abbiamo ancora un’altra piccola scorta di ricordi da mettere nella nostra collezione!

Ritorni

Lavorando in una città lontana capita, una volta a settimana di tornare a casa dopo due o tre giorni di trasferta.

Arrivo a casa la sera e possono succedere 2 cose: la Zampetta è sveglia oppure no.

Se è sveglia, io entro in casa, sente la voce, poi mi vede. A quel punto, a menoche non sia distrutta di fatica o piangente, si apre un sorriso cosi’ bello che è commovente: una gratificazione che fa dimenticare le fatiche del viaggio e i giorni di lontananza.

Oppure posso trovarla addormentata o sulla via del sonno. Allora la prendo fra le braccia e la cullo. E mentre la cullo guardo il suo visino sereno, perfetto: nasino, bocca, la faccia tonda. Respira piano. E’ serena.

E allora le do’ un piccolo bacio e le dico piano: dormi pure, il babbo è tornato a casa.