Facciamo colazione?

Dopo i giorni di festa, senza nido, con entrambi i genitori a casa, si torna alla normalità. Sveglia presto, soliti rituali di preparazione, fretta e un po’ di tensione. Io non ho mai tempo. Normalmente la colazione la faccio in piedi, mentre mi preparo, sistemo le cose del pranzo, organizzo la cena,  uso le mie cento mani a disposizione, mentre la Zampetta si accontenta volentieri di un bel biberon di latte con la cioccolata. Stamani il babbo non c’era, era appena uscito, per poi tornare tra qualche giorno. Dorme in albergo, il babbo. Quando tornerà, sarà festa (e sarà ora di andare a dormire). Però, quando lui c’è, si fa una cosa che di solito si salta: colazione. Si mettono le cose in tavola, i cereali, le gallette, la nutella e la marmellata, si pasticcia con le dita, ci sono le zollette di zucchero golosissime, a volte i biscotti. Zampetta lo sa che oggi si va al nido, sa che la mamma va in autostrada e poi a lavorare, e sa che il babbo torna venerdì. Ma vuole fare colazione. E così, io e lei, davvero in misura straordinaria, ci siamo sedute a tavola, con la tovaglia e il resto. Poco importa se la colazione è consistita in due microzollette di zucchero, quello che contava era essere sedute lì, come nei giorni speciali.

Abitudini insonni

Niente da fare: da ormai una decina di giorni si dorme poco e male a casa Spiff; Zampetta è letargica e alle 6 di sera vorrebbe dormire, fa la noiosa e comunque in qualche modo la facciamo arrivare alle 8 e mezza/nove di sera.

Tutto bene direte voi! No, perché dopo un po’, tipicamente dopo un’oretta che il babbo e la mamma sono andati a letto, si sveglia, si alza in piedi nel lettino e di punto in bianco attacca un pianto incosolabile a 140 decibel.

Cosa vuole? Venire nel lettone. Allora il babbo la prende, la mette nel lettone in mezzo e li’ comincia la notte insonne dei genitori visto che il sonno di Zampetta è quanto di piu’ agitato si possa immaginare: russa come un camionista, si gira e si volta continuamente, da’ calci e testate e adesso ho scoperto dei graffi sospetti sulla schiena (mia!).

Allora la mama da qualche giorno si è ribellata e ha deciso che deve dormire nel suo lettino (come già faceva del resto). Da quel momento le notti sono ancora piu’ insonni: vai, prendi, culla, metti giu’. Piange. Vai, prendi, culla, porta nel lettone, aspetta che si addormenta, rimettila nel lettino…. dai che è andata…. noooo, sveglia di nuovo!

La mia resistenza e quella della mamma è messa a dura prova. Senza contare che c’e’ il lavoro e i problemi di sempre, della vita. E’ dura, ce la faremo. Ce la dobbiamo fare!

Lavare il papero

A casa Spiff ormai “Lavare il papero” è diventata un’espressione di uso comune: “Vieni Zampetta, andiamo a lavare il papero!”

E ovviamente cio’ è del tutto normale…

Ma forse non lo è per un estraneo e così sarà meglio raccontare da dove nasce l’espressione.

Dunque. Zampetta vuole assolutamente imitare quello che fanno i grandi, sia che questo sia possibile sia che questo non lo sia per svariati motivi, il principale che Zampetta ha neanche 16 mesi.

Fra le mille cose, lavarsi le mani è al contempo necessario ma quanto mai difficile per un esserino di neanche 80 centimetri di altezza. A meno di non farle usare il bidet come lavandino. Bene.

Ma come insegnarle a insaponare le mani, sfregarle e sciacquarle? Con il papero!

Allora quando ci dobbiamo lavare le manine “Andiamo a lavare il papero!” e si va al bidet, si apre l’acqua, si prende la paperella di gomma e, un po’ a lei e un po’ alle manine, riusciamo a lavarcele giocando ma facendo una cosa utile e importante. No?

Il rito

Alla sera, ad un orario tutto sommato poco variabile, si ripresenta puntuale il rito del bagnetto.

Protagonisti: babbo, mamma e Zampetta.

Svolgimento: si comincia con la lezione di dizione. Zampetta sdraiata sul mobile del bagno adattato a fasciatoio e i due genitori sopra di lei che scandiscono bene le parole e aspettano fiduciosi risposte articolate.

“Mam – ma…”

“aaaaaeeeeeeeeaaaaaaaa….”

“Brava Zampetta!”

“Booo – boo (l’orsetto) ”

“oooooooeeeeeoooooo…”

“Bravissima!|”

“Ba – bbo”

Sorriso. Ma che bello che sorride! Riproviamo: “Ba – bbo”

“Cogh! (Tosse)”. No, dai, ultima volta: “Baaaaa – bbboooo”.

Tira fuori la lingua! Va bene, non importa. Passiamo alla seconda fase. La mamma riempie la vaschetta con l’acqua alla temperatura giusta, la tartarughina come termometro e i sali rilassanti per la pelle delicata del bambino. Il babbo invece spoglia Zampetta parlandole variamente e imprecando silenziosamente perchè le manine non passano dalla maglietta, perchè Zampetta scalcia troppo e non sta ferma, perchè la testa è troppo grossa e non ci passa e lei odia quando passiamo la testa dalla maglietta. Dopo 15 minuti estenuanti la Zampetta è ingnuda finalmente e pronta per essere posata nell’acqua.

A Zampetta piace il bagnetto e piace l’acqua e a mia memoria soltanto una volta ci ha fatto faticare. Per il resto ci ascolta mentre le parliamo, il babbo che la tiene, la mamma che la insapona delicatamente. Anche noi naturalmente facciamo il bagnetto con lei visto che nemmeno in acqua sta ferma e scalciando con i piedini ciaff riesce ad inzupparci.

Alla fine la mamma si presenta con l’accappatoio e il babbo la tira su come un pesce fresco appena pescato. Ed è a questo punto che piagnucola più spesso… sembra quasi che voglia ancora rimanere in quel posticino calduccio e avvolgente che è la vaschetta del bagnetto.

Da lì in poi è nelle mani della mamma che la asciuga, le pulisce il nasino, la idrata con l’olio e tutte quelle attenzioni che si devono dare ad un cucciolo.

E da qui comincia la serata tranquilla (si spera) con una bella quantità di latte e una ancora più grande quantità di sonno per tutti, Zampetta e genitori!

Pizzapanico!

Con la Zampetta in casa e le sue esigenze i nostri orari si sono fatti molto flessibili, a cominciare da quello dei pasti. Il suoi di pasti vengono prima di tutto e anche se la pasta è già nel piatto, le sue urla di fame hanno la giusta precedenza.
fn000204E anche per cucinare magari non c’è la voglia giusta.
E così questa sera io e la Spiff siamo andati di pizza surgelata.
Chiaro che “non vale” come pizza, la sola pizza buona è quella di pizzeria, appena sfornata, bollente, servita e gustosa, fatta proprio su misura per te!
E stavo facendo proprio questi pensieri mentre buttavo giù la triste pizza surgelata. Pensavo “Ah, non vedo l’ora di mangiarmi una pizza vera, al ristorante, servito e riverito!”
Ma nel momento stesso in cui lo pensavo… oddio, e quando la farei questa cosa? C’è una Zampetta adesso e per ora non sembra interessata alla pizza!
Insomma, mi stavo fasciando la testa pensando che per i prossimi 10 anni non sarei più uscito di casa… ma alla fine, a mente fredda, penso che si prederanno le misure a tutto.
E si troverà anche il modo, ogni tanto, di andare a mangiarci una pizza… “vera”!