Diario dal Trentino – 4

Sembra quasi che lo facciamo apposta ad alternare giornate faticose a giornate rilassanti.

Ed oggi (purtroppo) è stata la volta della giornata faticosa.

Ci siamo fatti preparare i pranzo al sacco (panini, frutta, yogurt e un pezzetto di cioccolato) e siamo partiti per una giornata di trekking vero e proprio risalendo il torrente e le sue rapide, incontrando ruderi e ponticelli e cascate scroscianti.

Ma soprattutto veri e propri campi di fragoline di bosco di cui la mamma e Zampetta hanno fatto incetta.

Arrivati in alto dopo una lunga salita ci siamo fermati presso un edicola dedicata alla madonna del camminatore stanco e lì abbiamo fatto il nostro pranzetto in compagnia.

Poi la lunghissima discesa fino all’albergo.

Zampetta è stata brava, la giornata è stata impegnativa e anche se una bella parte del sentiero l’ha passato in braccio alla mamma o sulle spalle del babbo, non le si può dire proprio niente.

E alla fine del pomeriggio una bella dose di piscina e idromassaggio per tutti!

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Diario dal Trentino – 2

Ci svegliamo presto dopo una notte faticosa.

Siamo i primi a fare colazione e la giornata è ai nostri piedi.

Mentre tutti vanno nelle gite organizzate dall’albergo noi ci fiondiamo a prendere le bici: 2 mountain bike e un carrellino attaccato alla mia bici per la Zampetta. Ci aspettano 20 km di pista ciclabile costeggiando l’impetuoso torrente.

Fra boschi incantati, prati assolati, in mezzo alla montagne, fra graziosi paesini, assordati dallo scrosciare dell’acqua del torrente, fra discese ripide e salite assassine siamo arrivati in fondo.

Poi ci siamo seduti comodamente sul trenino attrezzato per il trasporto delle bici e ci siamo fatti ripotare all’albergo.

E questo era solo la mattina.

Al pomeriggio ce la siamo presa comoda e abbiamo sguazzato fra le piscine dell’hotel: una per bambini con i giochi, una interna con mille idromassaggi e una esterna. Ce le siamo fatte tutte con Zampetta più esaltata che mai!

La sera eravamo proprio stanchi…. e la maggiore confidenza con la camera e i letti ci ha fatto bene.

Diario dal Trentino – 1!

E’ arrivato il giorno atteso della partenza per le vacanze in montagna.

I saluti alle nonne e agli zii dopo gli ultimi preparativi, il lungo viaggio in macchina, l’autostrada che finisce e le strade si restringono piano piano.

I paesi che vanno, le montagne che si avvicinano.

Le tante curve, la neve sui picchi dei monti.

Il traffico bloccato dal più grande gregge di pecore (e asini!) che abbiamo mai visto.

L’arrivo in Val di Sole.

L’albergo e la nostra camera bellissima. La cena al ristorante la prima sera.

La partita dell’Italia agli europei.

Una lunga giornata che finisce sul nuovo letto ancora da conoscere.

Vacanze, Sardegna e ricordi

Ma quante cose gli facciamo fare a questa Zampetta? Quanti stimoli, quanti ricordi, quante esperienze?
Spesso penso al fatto che lei a 2 anni ha fatto cose che io ho fatto a 30. Ma meglio così, crescerà bene e velocemente e magari conoscerà il mondo e imparerà ad averne meno paura.
Abbiamo passato una bella settimana di vacanza in Sardegna. Il babbo, la mamma e la Zampetta per una settimana sempre insieme.
Abbiamo preso il traghetto, la nave, grande, grandissima e abbiamo passato il mare, grande e grandissimo anche di più.
Siamo stati al villaggio con le sue casette, i suoi prati, l’animazione e il ristorante e la piscina e tutto quello che ci deve essere.
Ma soprattutto c’era il mare. La spiaggia e il mare.
Un mare bello, un mare che ci è paiciuto così tanto che non volevamo mai andare via, sempre nell’acqua seppur freddissima.
Una tempesta di esperienze, di posti nuovi, di persone e bambini da conoscere e con cui interagire.
I ritmi completamente sballati rispetto a quelli che teniamo a casa, il mangiare tardi, il fare tardi la sera e invece di passare una serata tranquilla a casa, scatenarsi a ballare la baby dance.
La Zampetta che è stato il personaggio del Villaggio, scatenata e riconosciuta da tutti con il suo cespo di riccioli biondi e il suo incedere dinoccolato e la sua danza travolgente e divertente e incurante di tutto e di tutti.
Ci sono stati dei momenti di crisi un po’ per tutti ma questo è normale.
Ci sono state delle gite, nella grotta con le stagmiti, nella città più anonima d’Italia dove con un gelato da 2 euro ci si cena in 3, a Porto Rotondo a prendere il gelato da 10 euro che non basta per uno.
C’e’ stata Sofia, la nostra amica di una settimana che ci cercava e cercavamo della quale abbiamo sopportato abbracci e bacini e abbiamo ricambiato imparando cose e giocando in corse perdifiato.
Il mangiare un po’ strano e difficile, qualche abitudine un po’ stravolta e infine il viaggio di rientro, lungo, difficile e stancante per tutti.
E poi il ritonrare alla vita normale. Che è bella, colorata e felice.
Pensieri sparsi, bei ricordi. Anche quando non li ricorderemo più.

Zampetta uber alles

La 4 giorni tedesca si è alla fine conclusa con successo anche se come immaginabile e preventivato è stata faticosa assai.

Ci ricorderemo: le autostrade svizzere al di sotto delle aspettative, la Zampetta mai così buona nelle lunghe ore di viaggio, montagne con la neve e prati verdi e casette di Heidi.

Un grande lago, una cittadina carina con tante fontane che abbiamo assaggiato tutte, tante persone che ci guardavano, ci toccavano i riccioli e ci parlavano in una lingua strana.

Prosciutto a colazione (ma anche yogurt, cereali e marmellata di ciliege), carne in tutti i modi ricoperta da creme e panne improbabili e semi immangiabili, succhi di mela, gelati e niente frutta e zuppa e strane brioches tutte arrotolate e brezel.

E il caldo e la bella camera, enorme con il salottino con divano e poltrone e il lettino con l’uscita, il letto con i cuscini scomodissimi del babbo e la mamma, i tremendi torcicolli e la fatica e il sudore e lo svegliarsi alle 6 di mattina e stare tutto il giorno con il babbo mentre la mamma andava al lavoro.

E le macchine tutte grandi e tedesche, bambini indisciplinati e i vecchi ciccioni, e la cena (degli altri) alle 5 e mezza del pomeriggio e tutti che prendono i cappuccini a qualunque ora e tutti i locali italiani che anche se non vuoi trovi la gente che parla italiano

E Roberto che stava con noi e Luca che ci è stato una sera, le corse sul lungolago e il parco e i palloncini e il cappellino che ci siamo comprati e il babbo che parlava tre lingue contemporaneamente tutte male e la mamma che parlava tre lingue distintamente e tutte bene e i complimenti e le parole tedesche che Zampetta ha imparato, “bitte” e “brezel”, e il viaggio di ritorno, le lunghe gallerie, il caldo a Milano e la fatica per prendere sonno in macchina e il ritornare e lo svegliarsi la mattina e dire “siamo a casa!”

Cittadina del mondo

Il fatto è che non lo faccio mai. A me piace viaggiare in treno tra casa e il lavoro, ma purtroppo la vita in una città di periferia, e il lavoro in un angolo sperduto del pianeta, non si conciliano con gli orari delle ferrovie. Non sto parlando di frecce colorate che volano veloci sui binari, mi piace prendere il trenino locale, quello che fa mille fermate in 10 kilometri. Ieri è stato il giorno prescelto, per una serie di circostanze ho dovuto usare quel mezzo, oltre a vari passaggi per raggiungere stazioni e casa (questa è un’altra ragione per cui non posso usare questo mezzo per andare tutti i giorni a lavorare).

Arrivo con un discreto anticipo alla stazione, non sono organizzata, come lo ero un tempo, con letture e musiche, quindi ho modo di guardarmi attorno. Le erbacce tra i binari si muovono sinuose per il vento, è una bella giornata e la luce nitida del tardo pomeriggio rende precisi i contorni. Insieme a me, una strana umanità aspetta l’arrivo del treno: uomini stanchi di lavoro con la sigaretta in bocca, ragazzi con il cane, qualche donna con la borsa, manager che sicuramente hanno sbagliato treno, stranieri. Eh sì, tanti stranieri, tanti quanti non ne vedevo da tanto tempo: nordafricani, orientali, europei dell’est, mediorientali. Uno di questi ultimi mi colpisce, bello, bellissimo, carnagione scura e occhio smeraldo, naso dritto e portamento elegante, vestito di jeans e maglietta. Ci guardiamo, probabilmente pensiamo ‘ma guarda come è diverso/a da me’, chissà, magari si chiede se sono tirolese, o irlandese. Quindici minuti, si scende. Sono stati 15 minuti belli senza la Zampetta, un’esperienza solo mia, non mi capita tanto spesso negli ultimi tempi. Mi sono sentita parte di questo mondo.