I gufi di carote

I gufi di carote sono piante altissime dove ci nascono le carote.

Ma le carote che ci nascono sono piccolissime.

Zampetta

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A prendere il babbo

Da qualche tempo Zampetta viene a prendermi alla stazione quando torno dal lavoro da Milano.

Ha imparato il giorno in cui torno, ha imparato che la stazione è quella strana terra di confine fra la mia presenzs e la mia assenza, ha imparato a conoscere i treni.

Ogni volta è un’ emozione per me e per lei. E’ bello vederla ad aspettarmi sulla panchina con la mamma, che mi cerca smarrita con gli occhi quando il treno si ferma. Che non riesce a controllare l’emozione quando mi vede e non sa se trattenersi o se darmi un abbraccio forte forte.

A allora sono io che rompo gli indugi: lascio il mio zaino per terra e la stringo forte. Lei ricambia e poi parte a parlarmi e a raccontarmi in 10 secondi dei fatti che a me risultano sconclusionati ma che per lei sono importanti e me li vuole dire subito.

Poi facciamo un abbraccio collettivo con la mamma e ci avviamo verso la macchina per cominciare un bel weekend tutti insieme,

… e il babbo?

Ora di cena, di contorno una sana e leggera insalatina coi pomodori e aceto balsamico. Una ciotolina per me e per Zampetta, le cene sono a due durante la settimana. Ci dividiamo serenamente la porzione, ne avanza un po’, finita la nostra parte chiedo alla piccola se ne vuole ancora. “La voglio tutta”. Ok, gliela metto nel piatto, la mangia. Poi se ne esce “e al babbo?”

Una settimana tranquilla

E’ una settimana bella e tranquilla. La zampetta cresce, parla interagisce sempre di più. Comincia a fare le frasi di senso compiuto, impara tante parole nuove, è felice del sole, gioca volentieri e vorrebbe stare sempre in giardino. E’ contenta di andare all’asilo, di stare con i nonni e soprattutto con il babbo e la mamma.

Ricordiamoci di questi momenti belli. Ci faranno da ricarica quando ci sarà un po’ di fatica e difficoltà…

Autunno

Sarà che è cominciato l’autunno, sarà che è ricominciato l’asilo, sarà che il babbo sta per fnire il lavoro e che la mamma invece lo continua con i problemi di sempre.

Fatto sta che è un periodo duro per tutti.

La piccola Zampetta (che in realtà è sempre più grande, più sveglia, più tutto) si ammala continuamente e siamo solo a settembre. Il babbo e la mamma che hanno già i problemi diurni sono distrutti da nottate in bianco o quasi.

Fuori le giornata non sono neanche male: un bel sole che illumina ma scalda poco, un’arietta frizzante e ritemprante. Ma chi ha tempo per godersele? Siamo sempre in casa o indaffarati. Sarebbe bello andare al mare per l’ultima volta o in montagna dove non siamo stati in questi mesi.

Non si può fare tutto ma se questo è il prologo della brutta stagione (e siamo solo a fine settembre!) le cose non si mettono per il meglio.

Sono convinto che ci sarà una svolta e che troveremo il modo di gustarci al meglio questo autunno.

Speriamo passi presto questo periodo così faticoso…

Pensieri e parole di un giorno di mezza vita

Capitano anche queste giornate.

E’ estate e sei in una città che non è la tua. Zampetta e la mamma sono lontate. Non ci pensi, esci dall’albergo al mattino presto perchè ti piace entrare presto al lavoro.

Fa già caldo, per strada c’è traffico e rumore. Vai in metropolitana insieme a altre migliaia di persone. E ti piace anche essere parte del “meccanismo”.

Lavori, vedi i colleghi. Come sempre. Ti impegni, testa bassa, un caffè, un panino per pranzo. Telefonate, favori, sorrisi.

Alle 3 senti un rumore…”crack“… si è rotto qualcosa. Fermi le mani che andavano da sole sulla tastiera del pc, non rispondi al telefono. Ti fermi e ascolti. Non c’è nulla. Non ti importa del lavoro che stai facendo, dei discorsi che hai intorno. Senti un vuoto. Cosa ci faccio qui?

Ci sono ancora due ora prima di uscire, non riesco a combinare niente, ho difficoltà a dire anche solo due parole all’amico che viene a trovarmi.

Esco dall’ufficio. E’ metà pomeriggio e non ho nessuna motivazione per fare niente. Camminare, per andare dove? Sono solo qui. Mi sento invisibile e guardo le persone che mi passano accanto, che prendono la metropolitana. Quanta gente strana!

Vado verso il centro. Fa caldo. E’ lo stesso.

Via Vitruvio. Kebab, gelaterie cinesi, prostitute, barbieri nordafricani, tutto a 50  centesimi, hotel di infima categoria.

Corso Buenos Aires. Traffico, africani che vendono merce contraffatta sul marciapiede, una folla variegata, ondate di aria condizionata che ti assalgono dalle porte aperte dei negozi.

Potrei rimepire il mio vuoto mettendo alla prova la carta di credito. Ma è veramente un brutto periodo. Niente soldi, niente spese pazze. Budget ridotto al minimo.

Provo a risalire la china. Vado in una gelateria. Ci sono le granite. Menta no, mandorla no, caffè no. AMARENA, bleah. SI.

E’ orribille ma a volte gli shock funzionano. Continuo a passeggiare e ruminare. Entro da Muji che di solito aiuta a distrarti ma niente. Anzi mi peggiora l’umore vedere i finti saldi con le cose che costano davvero troppo.

La passeggiata continua ma vedo solo negozi di marca che vendono prodotti che non mi interessano. E allora, allora non resta che l’arma finale: andiamo in libreria.

Feltrinelli mi accoglie sempre ed io ci sto sempre bene. Non so, forse c’è anche qualcosa di primordiale, di ancestrale, sedimentato. Dalla mia prima visita alla Feltrinelli di Pisa (quanti anni fa?): praticamente un salto mortale per chi come me veniva dalla piccola provincia e aveva frequentato come unica libreria un posto che si chiamava (e si chiama) Mondoperaio e comunque sapeva di potersi trovare bene.

E insomma, giro fra i familiari scaffali e faccio muovere gli occhi con la consumata esperienza di frequesntatore abituale: le novità, gli economici, gli sconti estivi, le guide di viaggio. Mi fermo. Lascio andare un attimo la mente. Penso ai colleghi che l’altro giorno hanno prenotato seduta stante un aereo per Barcellona per farsi un week end. Penso che mi piacerebbe andare con loro. Penso che non posso farlo, che c’è una zampetta che mi aspetta, che sono diventato grande (ma io sono sempre stato grande!), che ho delle responsabilità.

Zampetta, ci andiamo insieme, vedrai, ti piacerà Barcellona!

Continuo il giro. Non esiste che esca da lì senza libri. Ma sono già pentito: ne ho troppi da leggere, mi impegno, leggo tanto, ma loro sono sempre di più!

Decido di moderami e alla fine vengono via in 3:

– Paul Murray, Skippy muore. Secondo volume di una collana (bellissima) che ho cominciato la settimana scorsa

– Scarlett Thomas, L’isola dei segreti. Vado avanti a leggere i libri di Scarlett Thomas. Secondo me non sono per niente facili da leggere ma lei è bravissima.

– Gianrico Carofiglio, Né qui né altrove.  Per rileggere Carofiglio…

Esco e decido: torno in albergo e passo la serata a leggere. Prima però dovrei mangiare qualcosa. Ok, continuiamo sulla strada della redenzione. Vado da McDonald’s, prendo un menu e un milkshake alla fragola, scendo in un angolino appartato e con l’aria condizionata, col fatto che è presto e non c’è nessuno, forse con un po’ di energia dal cibo, mi comincio a sentire meglio. Prendo il libro più piccolo (Carofiglio) e comincio a leggerlo.

E’ melanconico. Neanche a farlo apposta. Parla dei vecchi tempi. Vecchi amici che si incontrano e fanno tornare i ricordi a galla. L’università. E io che facevo all’università? Che ricordi ho? Nell’aria una struggente versione di My way cantata da una voce femminile, roca quanto basta. Mi risveglio. Ma che è? Vi siete messi tutti d’accordo?

Leggo un paio di capitoli, finisco il milkshake e salgo in camera. Mi prudono i polpastrelli. E’ tanto tempo che non scrivo. Devo lasciare correre il flusso che esce fuori. Questo è il posto che ho scelto.

Fuori c’è Milano, davanti a me il Pirelli, sempre bellissimo, a destra la stazione, monumentale, sotto piazza Duca d’Aosta, geometrica e trafficata. I tram passano sferraglianti e fuori dal tempo. Io sono sempre io. La vita va avanti. Ho una bellissima sera di lettura davanti a me.

Una tranquilla mattina d’estate

Una tranquilla mattina d’estate comincia poco prima delle 7 con un bel mal di schiena e ringraziando che Zampetta si è svegliata una sola volta giusto il tempo di portarla nel lettone e di riaddormentarsi.

In questa tranquilla mattina d’estate si va al mare presto e una volta arrivati si cerca di far colazione, giusto un caffè e una brioche calda per cominciare bene la giornata.

In questa tranquilla mattina d’estate il barista ci rconosce: “ma noi ci conosciamo! Sono Bruno, ti ricordi? Stavo con Laura…”. Voi che ricordate bene Laura ma nulla di nulla riguardo Bruno, abbozzate “ma si, ciao! quanto tempo è passato!”. E via di banalità…

Nella tranquilla mattina d’estate, che è un sabato, Zampetta è proprio contenta di essere al mare, giocare con la sabbia, passeggiare con il babbo e la mamma nel bagnasciuga, prendere i sassi e le conchigliette.

Alle 9 e mezza di quella tranquilla mattina d’estate è l’ora del bagnetto. L’acqua è pulitissma, trasparente, si vedono il fondo e le meduse (e il babbo ha sacro terrore delle meduse!). Zampetta è felice e sguazza stupita della grandezza del mare. La piscina con Boris ha fatto bene!

La tranquilla mattina d’estate prosegue bene: ci si fa una doccia e ci si riveste. Alle 10 e 10 lasciamo il mare con le sue folle estive e del fine settimana in arrivo, ce ne andiamo all’esselunga a fare la spesa e poi a casa per una pappa squisita e apprezzata. E poi, con qualche fatica, la nanna.

Alla fine di questa tranquilla mattina d’estate i genitori pranzano e si prendono un po’ di tempo. Per leggere il giornale (un lusso!), mettere a posto e pulire un po’.

E’ stata una bella e tranquilla mattina d’estate ma adesso è finita: Zampetta sta per svegliarsi e ha inizio un tranquillo (?) pomeriggio d’estate.