Zampetta cinese

Non so perchè ma finiamo sempre a parlare di cibo.

Sarà perchè Zampetta è una buongustaia e non si tira indietro davanti a niente…

Stasera ha provato il ristorante cinese. A dire la verità andava alla mamma e allora ci siamo fatti un po’ tutti trascinare. Pronti?

Ravioli al vapore – “Boni”

Involtino primavera – “Veddura” (si è mangiata il dentro, il fritto mangialo te babbo!)

Spaghetti di riso alle verdure – “Boni”

Pollo fritto al limone – uhmmm, insomma, appena assaggiato

Riso bianco – “Bono” (ne ha mangiato un sacco)

E per finire i dolci:

Dolce di riso e cocco fritti – “Bono” il cocco di ripeno

Frutta caramellata – Niente da fare

Cucina cinese superata! Avanti un altro!

Zampetta uber alles

La 4 giorni tedesca si è alla fine conclusa con successo anche se come immaginabile e preventivato è stata faticosa assai.

Ci ricorderemo: le autostrade svizzere al di sotto delle aspettative, la Zampetta mai così buona nelle lunghe ore di viaggio, montagne con la neve e prati verdi e casette di Heidi.

Un grande lago, una cittadina carina con tante fontane che abbiamo assaggiato tutte, tante persone che ci guardavano, ci toccavano i riccioli e ci parlavano in una lingua strana.

Prosciutto a colazione (ma anche yogurt, cereali e marmellata di ciliege), carne in tutti i modi ricoperta da creme e panne improbabili e semi immangiabili, succhi di mela, gelati e niente frutta e zuppa e strane brioches tutte arrotolate e brezel.

E il caldo e la bella camera, enorme con il salottino con divano e poltrone e il lettino con l’uscita, il letto con i cuscini scomodissimi del babbo e la mamma, i tremendi torcicolli e la fatica e il sudore e lo svegliarsi alle 6 di mattina e stare tutto il giorno con il babbo mentre la mamma andava al lavoro.

E le macchine tutte grandi e tedesche, bambini indisciplinati e i vecchi ciccioni, e la cena (degli altri) alle 5 e mezza del pomeriggio e tutti che prendono i cappuccini a qualunque ora e tutti i locali italiani che anche se non vuoi trovi la gente che parla italiano

E Roberto che stava con noi e Luca che ci è stato una sera, le corse sul lungolago e il parco e i palloncini e il cappellino che ci siamo comprati e il babbo che parlava tre lingue contemporaneamente tutte male e la mamma che parlava tre lingue distintamente e tutte bene e i complimenti e le parole tedesche che Zampetta ha imparato, “bitte” e “brezel”, e il viaggio di ritorno, le lunghe gallerie, il caldo a Milano e la fatica per prendere sonno in macchina e il ritornare e lo svegliarsi la mattina e dire “siamo a casa!”

Pattattugo

Zampetta è una buonissima forchetta, mangia davvero tanto. a volte mi fa sinceramente impressione e mi chiedo dove sia il posto dentro quell’esserino così piccolo per immagazzinare tutto il cibo che butta giù.

E sì che è anche una bimba magra o quanto meno, piccola, o quanto meno, proporzionata. Va beh.

Fatto sta che lei è abituata a mangiare sempre, a pranzo e a cena, primo, secondo, contorno, frutta e dolce. E magari riprendendo le cose.

Stasera avevamo voglia di cambiare un po’ e allora siamo ci siamo fatti le piadine. Prosciutto e stracchino ad esempio. Ma sapendo che per Zampetta sarebbe stato un pasto insufficiente, comunque non sono mancati pomodori, fagiolini, carote tritate, focaccia e non so cos’altro. Per finire melone in quantità.

Zampetta ha mangiato tutto di gusto, con la forchetta, con le mani, con tutta se stessa fino alla fine. Quando alla fine, quando sul tavolo non è rimasto più niente, quando io e la mamma ci stavamo guardando ad occhi sbarrati, la Zampetta se ne esce con un “ancoa!”.

Ancora cosa piccola? non c’e’ piu’ niente, hai ancora fame? Cosa vorresti?

“Pattatugo!”*

Siamo rimasti senza parole. Alla fine si è accontentata di una pera….

*Pasta al sugo

Le parole che non ti ho detto

La Zampetta parla ma soprattutto ascolta.

Ascolta e impara dai genitori, dai nonni, all’asilo dalle maestre, dagli altri bimbi…

Una spugna che succhia tutto, curiosa e vorace.

Ed è impossibile controllarla visto che soltanto una parte, per quanto grande, dipende da noi genitori.

Allora capita che se ne esca con delle parole, delle espressioni, che non gli abbiamo insengato noi. Perchè sono parole o espressioni che non usiamo. Niente di male. Fino ad un certo punto!

Qualche giorno fa, in una fase di coccole se ne esce con un ” ‘mmore!”

“Amore? E dove l’hai sentita questa??!!” – “Nonna”

Ah ecco. Noi siamo una famiglia dura e pura e, nonostante le coccole siano ampiamente praticate non ci lasciamo certo andare ad espressioni da donnine come “amore”!

Oppure. In questo periodo la piccola è ossessionata dai rumori. Tutti. Macchine, moto, camion, ma anche sedie che si spostano o uccellini che cinguettano. Quelli piu’ forti la spaventano ma comunque è incuriosita da tutto.

Qualche giorno fa la parola new entry è stata “casino”. Qui in casa cerchiamo di non usare, almeno in presenza della zampetta parole forti o scovenienti o difficili da spiegare. E casino si usa poco in effetti… e invece…

Stasera l’ultima. Eravamo a cena e cosa ti spunta? Una “ciccina”.

Questa poi! La ciccina, la carne, un diminuitivo/vezzeggiativo che vi giuro non ho mai usato in vita mia e mi fa anche un po’  ridere.

All’asilo evidentemente… e cosa vogliamo farci? Se il nostro ammore mangia la ciccina in mezzo al casino?

Tola!

La Zampetta ha molto a che fare con bambini più grandi di lei. Bambini che sanno fare piu’ cose di lei, piu’ autonomi nonostante lei si difenda benissimo.

Lei è ancora piccola per molte cose ma ugualmente vuole fare da “tola” (sola).

“Vieni, dammi la manina che le scale sono alte”

Tola

“Aspetta il babbo per andare sullo scivolo!”

Tola

“No, vedi, si tiene cosi’ il cucchiaio per mangiare il miestrone!”

Tola!”

Si piccola, sei bravissima a fare tutto da tola pero’ ogni tanto fatti dare una mano, dai!