Quante mani?

Quando si esce, una mamma deve avere: una mano per portare l’ovetto inclusivo di neonato strillante; una mano per il passeggino da posizionare nel portabagagli della macchina; ovvio, una mano per aprire il portabagagli; un’altra per prendere una o due borse; una ancora per giacche e cappotti; una per la spazzatura, visto che si esce buttiamola; una per le chiavi della macchina e di casa; quindi, una per chiudere la porta. Poi, si è pronti per andare, a patto di riuscire ad aprire la portiera.

p.s. solitamente una di queste cose viene dimenticata e bisogna tornare indietro.

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Chumby

Con le feste di Natale arriva a Villacamomilla Chumby:  un tecnologico aggeggio che vive nel fantastico mondo a metà strada tra il geniale e l’inutile, tra la funzione di radiosveglia e quella di lettore mp3, tra l’essere oggetto da comodino e aprirsi verso tutto il mondo. Da noi definito ‘visualizzatore di contenuti web’, è in fase di prova in camera da letto, abbiamo già inserito diversi widgets tra cui un bellissimo RSS reader che consente di tenerci aggiornati su blog e siti vari direttamente dal letto senza muovere un dito. Anzi no, un dito va usato, visto che funziona esattamente attraverso la pressione di un bottone (che porta ad una sorta di home page- pannello di controllo) e l’utilizzo del touch screen. Se lo volete anche voi, avvisati del fatto che questi attrezzi rischiano di creare dipendenza, andate a dare un’occhiata al sito ufficiale.

Una follia!

P.G.R.Da diversi giorni quella faccia scura mi chiamava dai cartelloni, quasi un’apparizione tra lo scorrere del traffico. Non ho potuto dire di no, il pellegrinaggio andava fatto, visto che il nostro ‘salvatore’ passa nelle vicinanze di Villa Camomilla.
Il 5 dicembre, chissà come e spendendo una cifra inaccettabile, andremo a rendere grazie a Vinicio Capossela.

Anniversari inutili

laurea2phIeri ci ho pensato, senza un perché mi è salito in prima linea sulla testa questo pensiero. Era davvero tanto che non ricordavo quel giorno, che vissi con poca felicità se devo essere sincera, per il momento importante male affrontato. Il giorno della mia laurea di dieci anni fa avevo ancora da compiere gli anni e chiudevo la mia carriera rapida e intensa in quella città di confine. Un ricordo mi rimane, chiaro e per sempre: un pupazzo, regalatomi per l’occasione, tenuto in braccio sul viaggio di ritorno sull’opelcorsa, era uno di quei pupazzi con dentro gli ovetti di cioccolato. Non lo sapevo, e mi sporcai tutta (caldo e cioccolato no vanno d’accordo): sono cose che lasciano tracce a lungo!