Cittadina del mondo

Il fatto è che non lo faccio mai. A me piace viaggiare in treno tra casa e il lavoro, ma purtroppo la vita in una città di periferia, e il lavoro in un angolo sperduto del pianeta, non si conciliano con gli orari delle ferrovie. Non sto parlando di frecce colorate che volano veloci sui binari, mi piace prendere il trenino locale, quello che fa mille fermate in 10 kilometri. Ieri è stato il giorno prescelto, per una serie di circostanze ho dovuto usare quel mezzo, oltre a vari passaggi per raggiungere stazioni e casa (questa è un’altra ragione per cui non posso usare questo mezzo per andare tutti i giorni a lavorare).

Arrivo con un discreto anticipo alla stazione, non sono organizzata, come lo ero un tempo, con letture e musiche, quindi ho modo di guardarmi attorno. Le erbacce tra i binari si muovono sinuose per il vento, è una bella giornata e la luce nitida del tardo pomeriggio rende precisi i contorni. Insieme a me, una strana umanità aspetta l’arrivo del treno: uomini stanchi di lavoro con la sigaretta in bocca, ragazzi con il cane, qualche donna con la borsa, manager che sicuramente hanno sbagliato treno, stranieri. Eh sì, tanti stranieri, tanti quanti non ne vedevo da tanto tempo: nordafricani, orientali, europei dell’est, mediorientali. Uno di questi ultimi mi colpisce, bello, bellissimo, carnagione scura e occhio smeraldo, naso dritto e portamento elegante, vestito di jeans e maglietta. Ci guardiamo, probabilmente pensiamo ‘ma guarda come è diverso/a da me’, chissà, magari si chiede se sono tirolese, o irlandese. Quindici minuti, si scende. Sono stati 15 minuti belli senza la Zampetta, un’esperienza solo mia, non mi capita tanto spesso negli ultimi tempi. Mi sono sentita parte di questo mondo.

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Ode a Torino

Torino ci accoglie dopo 4 ore di treno, con la pioggia. Una giornata strana, piovosa e afosa che non ha però impedito alla famiglia tricotomica di gettarsi alla scoperta di questa città ingiustamente sconosciuta.

E così è stato facile innamorarsi dei portici che ti accompagnano per lunghi chilometri di camminate, al riparo dalla pioggia e dal sole, con i loro negozi affacciati e i caffè e le gelaterie. E tutto il resto.

E cosa dire delle piazze? Geometriche, precise, pulite.

E i palazzi? Regali, maestosi, imponenti.

Le strade dritte che non ti puoi sbagliare, con questa leggera tendenza ad andare di là, verso il Po. Le montagne solo intraviste che la cingono e la conservano come una perla preziosa.

Che dire della Mole? Una sorpresa, alta, altissima, elegante, con una vista che ti fa apprezzare la formalità della città anche dall’alto. E al suo interno il museo del cinema, veramente ben fatto, sia didatticamente che scenograficamente. Bravi!

E’ stata una dura giornata ma abbiamo fatto e visto tante cose. Zampetta è stata brava e incongtenibile, ha macinato chilometri e noi con lei.

Ed era solo il primo giorno!

Siamo a Roma (e anche Amanda)

Certo che c’e’ anche lei! Ci ha accompagnato in treno (vedi foto) mentre noi eravamo stupiti di quell’ambiente strano con tutto il mondo che va veloce fuori dal finestrino, con le persone (per lo più straniere) con le quali prendere confidenza, con la nanna che non si può fare di certo viste le novità che ci circondavano!

E poi ci ha accompagnato alla stazione Termini, enorme, con un viavai ininterrotto di gente, nella metropolitana rumorosa, all’albergo, bello, dai, abbastanza, ma soprattutto con la nostra cameriera-Sid.

Ci ha accompagnato in una Roma caldissima, afosissima e sempre affollata, al ristorante a mangiare gli gnocchi e il rombo e poi di nuovo in albergo a fare una nanna che sembrava impossibile.

E oggi ci accompagnerà di nuovo alla scoperta della città.

Amanda (e Zia Giulia): aiutateci voi!

The queen of the world

Lo volevamo fare da tempo e finalmente sabato abbiamo organizzato la cosa: siamo andati a comprare (e a farci montare) il seggiolino per la bicicletta per metterci dentro la zampetta.

Vai al negozio con tutte e due le biciclette, lascia le bici, fatti portare la zampetta dei nonni e aspetta 3 ore perchè tutto sia pronto.

E così è uscito fuori un sabato strano: abbiamo passato il pomeriggio al parco fra altalene e passeggiate, abbiamo cenato a pizza e gelato e alle 7 e mezza siamo andati a ritirare le biciclette.

Abbiamo scelto un modello leggero e poco ingombrante: abbiamo bici sportive e già così è abbastanza castrante. E poi ci siamo fatti mettere i ganci a tutte e due le biciclette in modo che in 10 secondi lo possiamo spostare da una bici all’altra.

E alla fine ci abbiamo messo dentro la zampetta e siamo partiti.

E’ stata silenziosa, immobile, guardinga. Poi le è uscito uno strano sorriso, poi ha cominciato a prendere confidenza, a muoversi un minimo ad agitare le mani e le braccia e poi le gambe e a parlare e cantare e salutare tutti che ci mancava soltanto si alzasse in piedi e urlasse I am the king of the world come Di caprio sulla poppa del Titanic e poi la scena sarebbe stata completa.

Passato anche l’esame bicicletta: chi mai fermerà questa Zampetta?

Sapessi com’è strano…

…ritrovarsi stravolti a Milano!

Il problema di lasciare passare qualche giorno dagli eventi è che poi il tutto si scolorisce un po’ e quindi anche tutte le esperienze negative, le brutte avventure e la fatica immane che abbiamo sofferto, alla fine sbiadiscono…

Zampetta e la mamma sono venute e prendermi nella città dove lavoro: sono salite in macchina il primo e siamo tornati tutti insieme il giorno dopo. Il viaggio di andata è stato traumatico per mamma e zampetta che è stata male. Un’esperienza da dimenticare e che non voglio ripercorrere anche perchè l’ho vissuta soltanto, e gia’ quello non è stato bello, via telefono.

Mi rimarranno nella mente gli Zampetta show: la felicità e la voracità con la quale accoglie le cose e le esperienze nuove: autobus, metropolitana, sotto terra o in piazza Duomo, tutto è bello è da provare è da applaudire, da riempirsi gli occhi e da farne una scorpacciata. Perchè tutte queste persone in metropolitana se ne stanno serie senza parlare? Salutiamo e prendiamo confidenza! E cosi’ capita che interi vagoni, con gente italiana, extracomunitaria, parlanti o tacenti si ritrovino a sorridere, a parlare a salutare, la nostra piccola scatenata zampetta che esaltata come non mai saltella qua e la’ e ride su ogni altalena di ogni parco di Milano, e passeggia per i corsi e le piazze e fa fermare la gente e mangia il gelato biologico al lampone da Grom, e va in libreria e prende il libro degli orsetti, e al negozio di vestiti per un cappellino e da Zara per le magliettine estive e da Imaginarium per Amanda, la nostra nuova, anzi, la nostra prima bambola.

E poi non si può fare altro che cadere addormentati, stremati, distrutti da una folle giornata di sorrisi e compere. E allora via, in macchina e a perdifiato verso casa.

Che fatica faticosa! Ma adesso abbiamo ancora un’altra piccola scorta di ricordi da mettere nella nostra collezione!

L’astronauta

Yuri da grande farà l’astronauta, la cosa è certa.

Per il momento si allena entrando in una tuta spaziale bianca che la avvolge totalmente: corpo, piedini, testa.

Si sta bene lì dentro, c’è caldo e non protesta nemmeno troppo quando la infiliamo. La portiamo in macchina, nel passeggino sotto la pioggia, sotto la neve, nel freddo dell’inverno e lei (anzi, lui), come un astronauta nel freddo spazio, lascia scoperti solo gli occhi che attenti guardano e scrutano tutto, prende mentalmente appunti che poi scriverà nel diario di bordo.

Forza Yuri: prima dello spazio c’è tutto il mondo da esplorare!

Natura power!

natura power

Intendiamoci, non sono mai stato uno di quelli che passano la domenica a lucidare la macchina, a passarle la cera, a raccogliere uno per uno i granellini di polvere sui tappetini.

Ma da quando c’è la Zampetta nella macchina impera il caos primordiale: pupazzi per distrarla (vedi l’alieno), borse con il necessario per lei, la borsa della mamma, il passeggino, l’ovetto per viaggiare, scontrini qua e là, cd che ormai non si ascoltano più, bottiglie vuote, magari un pannolino sporco sotto i sedili, chissà…

E all’esterno la situazione non è migliore: lo sporco si accumula e non si ha tempo di lavarla, i graffi e le botte aumentano, in certe occasioni anche fare attenzione è un lusso e si finisce per sbattere il passeggino sulla carrozzeria.

E poi ci si rende conto che servirebbe un autoarticolato per viaggiare comodi e con tutto il necessario. Altro che una pandina! Ma ne andiamo così orgogliosi della nostra Panda arancione a metano!

Ah, ultima cosa: ho perdonato anche quello che mi ha staccato la L di Natural Power… Adesso è diventata NATURA POWER!