Un fiume sotto casa

Nella notte fra il 10 e l’11 novembre, pochi giorni fa, siamo stati al centro dell’alluvione che ha colpito la nostra città.

Noi genitori ci siamo alzati di notte, abbiamo controllato la situazione, incontrato vicini e visto con preoccupazione acqua e fango scendere dalle colline.

Per fortuna a noi non è successo praticamente niente anche se ci sono voluti giorni per pulire casa e il qurtiere è ancora disastrato.

Zampetta ha dormito come un sasso tutta la notte. Meglio così. E al mattino dopo, preoccupati di come presentare gli eventi successi, e visto che la strada sotto cosa nostra si era trasformata in un fangoso torrente di montagna, l’abbiamo messa sulla favola: come in Ponyo ad un certo punto il mare sommerge tutto, a casa nostra era spuntato un fiume.

Zampetta non si è fatta molti problemi, ha accettato la cosa ed è stata ben felice di camminare e sporcarsi nel fango nei giorni che sono seguiti….

Annunci

Frammenti di un inizio

Zampetta ha cominciato la scuola materna.

La aspettava da tempo.

Il primo giorno ha fatto un’ora, il secondo giorno due ore, il terzo tre.

Nei prossimi giorni poi proverà ad andare con il pullmino e insomma, tutto un nuovo mondo di persone, cose, abitudini da scoprire e con cui confrontarsi.

E allora? Ci sono problemi?

Non lo so. Perchè Zampetta non parla della scuola materna. Dà soltanto poche informazioni, spezzoni, mezze frasi. Forse deve digerire, metabolizzare questa nuova esperienza.

Una maestra si chiama Antonella. Ci sono i pulcini (i piccoli come Zampetta), i gatti (i medi) e i leoni (i grandi). E’ contenta del grembiulino rosa. Disegna al tavolo dei pulcini. Ci sono le rondini alle finestre e i disegni ai muri. Si è sbucciata un ginocchio.

Ecco, credo di non sapere altro…

Andiamo avanti Zampetta, dev’essere difficile. Sei cresciuta e questo è un primo passo: ce ne saranno tanti altri davanti a te…

Fa caldo in macchina!

A Zampetta non è mai piaciuta la macchina e questo si sa.

Ma questa estate è stato un vero tormento con il ritornello “fa caldo in macchina!” ripetuto all’infinito.

Un modo per comunicare il disagio di viaggi anche brevi mai graditi.

E così dopo un po’ la prendiamo sul ridere, mettiamo l’aria condizionata al massimo e aspettiamo inesorabile sentenza: Fa caldo in macchina!

A prendere il babbo

Da qualche tempo Zampetta viene a prendermi alla stazione quando torno dal lavoro da Milano.

Ha imparato il giorno in cui torno, ha imparato che la stazione è quella strana terra di confine fra la mia presenzs e la mia assenza, ha imparato a conoscere i treni.

Ogni volta è un’ emozione per me e per lei. E’ bello vederla ad aspettarmi sulla panchina con la mamma, che mi cerca smarrita con gli occhi quando il treno si ferma. Che non riesce a controllare l’emozione quando mi vede e non sa se trattenersi o se darmi un abbraccio forte forte.

A allora sono io che rompo gli indugi: lascio il mio zaino per terra e la stringo forte. Lei ricambia e poi parte a parlarmi e a raccontarmi in 10 secondi dei fatti che a me risultano sconclusionati ma che per lei sono importanti e me li vuole dire subito.

Poi facciamo un abbraccio collettivo con la mamma e ci avviamo verso la macchina per cominciare un bel weekend tutti insieme,

E va beh!

Se c’è una cosa che invidio alla Zampetta è quella di prendere le cose con… filosofia!

Sono convinto che poi dentro di lei ne risenta anche tanto ma ultimamente tende molto ad autogiustificarsi. Immagino sia una forma di autodifesa…

Qualche esempio?

Siamo a tavola e si sporca completamente di sugo? “E va beh – dice – tanto poi ci cambiamo!”

Sta bevendo l’acqua o il succo e se lo butta addosso? “Eva beh, tanto poi si asciuga!”

Stiamo giocando sul lettone e mentre si agita mi dà un calcio sul naso, sui denti, in faccia, ecc…? “E va beh, tanto non ti ho fatto niente!” (se lo dici te…)