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Vacanze, Sardegna e ricordi

Ma quante cose gli facciamo fare a questa Zampetta? Quanti stimoli, quanti ricordi, quante esperienze?
Spesso penso al fatto che lei a 2 anni ha fatto cose che io ho fatto a 30. Ma meglio così, crescerà bene e velocemente e magari conoscerà il mondo e imparerà ad averne meno paura.
Abbiamo passato una bella settimana di vacanza in Sardegna. Il babbo, la mamma e la Zampetta per una settimana sempre insieme.
Abbiamo preso il traghetto, la nave, grande, grandissima e abbiamo passato il mare, grande e grandissimo anche di più.
Siamo stati al villaggio con le sue casette, i suoi prati, l’animazione e il ristorante e la piscina e tutto quello che ci deve essere.
Ma soprattutto c’era il mare. La spiaggia e il mare.
Un mare bello, un mare che ci è paiciuto così tanto che non volevamo mai andare via, sempre nell’acqua seppur freddissima.
Una tempesta di esperienze, di posti nuovi, di persone e bambini da conoscere e con cui interagire.
I ritmi completamente sballati rispetto a quelli che teniamo a casa, il mangiare tardi, il fare tardi la sera e invece di passare una serata tranquilla a casa, scatenarsi a ballare la baby dance.
La Zampetta che è stato il personaggio del Villaggio, scatenata e riconosciuta da tutti con il suo cespo di riccioli biondi e il suo incedere dinoccolato e la sua danza travolgente e divertente e incurante di tutto e di tutti.
Ci sono stati dei momenti di crisi un po’ per tutti ma questo è normale.
Ci sono state delle gite, nella grotta con le stagmiti, nella città più anonima d’Italia dove con un gelato da 2 euro ci si cena in 3, a Porto Rotondo a prendere il gelato da 10 euro che non basta per uno.
C’e’ stata Sofia, la nostra amica di una settimana che ci cercava e cercavamo della quale abbiamo sopportato abbracci e bacini e abbiamo ricambiato imparando cose e giocando in corse perdifiato.
Il mangiare un po’ strano e difficile, qualche abitudine un po’ stravolta e infine il viaggio di rientro, lungo, difficile e stancante per tutti.
E poi il ritonrare alla vita normale. Che è bella, colorata e felice.
Pensieri sparsi, bei ricordi. Anche quando non li ricorderemo più.

 

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Zampetta uber alles

La 4 giorni tedesca si è alla fine conclusa con successo anche se come immaginabile e preventivato è stata faticosa assai.

Ci ricorderemo: le autostrade svizzere al di sotto delle aspettative, la Zampetta mai così buona nelle lunghe ore di viaggio, montagne con la neve e prati verdi e casette di Heidi.

Un grande lago, una cittadina carina con tante fontane che abbiamo assaggiato tutte, tante persone che ci guardavano, ci toccavano i riccioli e ci parlavano in una lingua strana.

Prosciutto a colazione (ma anche yogurt, cereali e marmellata di ciliege), carne in tutti i modi ricoperta da creme e panne improbabili e semi immangiabili, succhi di mela, gelati e niente frutta e zuppa e strane brioches tutte arrotolate e brezel.

E il caldo e la bella camera, enorme con il salottino con divano e poltrone e il lettino con l’uscita, il letto con i cuscini scomodissimi del babbo e la mamma, i tremendi torcicolli e la fatica e il sudore e lo svegliarsi alle 6 di mattina e stare tutto il giorno con il babbo mentre la mamma andava al lavoro.

E le macchine tutte grandi e tedesche, bambini indisciplinati e i vecchi ciccioni, e la cena (degli altri) alle 5 e mezza del pomeriggio e tutti che prendono i cappuccini a qualunque ora e tutti i locali italiani che anche se non vuoi trovi la gente che parla italiano

E Roberto che stava con noi e Luca che ci è stato una sera, le corse sul lungolago e il parco e i palloncini e il cappellino che ci siamo comprati e il babbo che parlava tre lingue contemporaneamente tutte male e la mamma che parlava tre lingue distintamente e tutte bene e i complimenti e le parole tedesche che Zampetta ha imparato, “bitte” e “brezel”, e il viaggio di ritorno, le lunghe gallerie, il caldo a Milano e la fatica per prendere sonno in macchina e il ritornare e lo svegliarsi la mattina e dire “siamo a casa!”

 
 

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Cittadina del mondo

Il fatto è che non lo faccio mai. A me piace viaggiare in treno tra casa e il lavoro, ma purtroppo la vita in una città di periferia, e il lavoro in un angolo sperduto del pianeta, non si conciliano con gli orari delle ferrovie. Non sto parlando di frecce colorate che volano veloci sui binari, mi piace prendere il trenino locale, quello che fa mille fermate in 10 kilometri. Ieri è stato il giorno prescelto, per una serie di circostanze ho dovuto usare quel mezzo, oltre a vari passaggi per raggiungere stazioni e casa (questa è un’altra ragione per cui non posso usare questo mezzo per andare tutti i giorni a lavorare).

Arrivo con un discreto anticipo alla stazione, non sono organizzata, come lo ero un tempo, con letture e musiche, quindi ho modo di guardarmi attorno. Le erbacce tra i binari si muovono sinuose per il vento, è una bella giornata e la luce nitida del tardo pomeriggio rende precisi i contorni. Insieme a me, una strana umanità aspetta l’arrivo del treno: uomini stanchi di lavoro con la sigaretta in bocca, ragazzi con il cane, qualche donna con la borsa, manager che sicuramente hanno sbagliato treno, stranieri. Eh sì, tanti stranieri, tanti quanti non ne vedevo da tanto tempo: nordafricani, orientali, europei dell’est, mediorientali. Uno di questi ultimi mi colpisce, bello, bellissimo, carnagione scura e occhio smeraldo, naso dritto e portamento elegante, vestito di jeans e maglietta. Ci guardiamo, probabilmente pensiamo ‘ma guarda come è diverso/a da me’, chissà, magari si chiede se sono tirolese, o irlandese. Quindici minuti, si scende. Sono stati 15 minuti belli senza la Zampetta, un’esperienza solo mia, non mi capita tanto spesso negli ultimi tempi. Mi sono sentita parte di questo mondo.

 
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Pubblicato da su 14/04/2011 in Mrs. Spiff

 

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Fuori dal tunnel

Tornando a casa in macchina dopo una giornata faticosa per tutti, Zampetta non ne può più e comincia a strillare.

Mamma, fai qualcosa!

Metto la musica? Accendo il CD?

Si ma dentro c’e’ Caparezza!

Vai, funziona anche quello!

 
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Pubblicato da su 11/10/2010 in Musica, Viaggi

 

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Pensieri e parole di un giorno di mezza vita

Capitano anche queste giornate.

E’ estate e sei in una città che non è la tua. Zampetta e la mamma sono lontate. Non ci pensi, esci dall’albergo al mattino presto perchè ti piace entrare presto al lavoro.

Fa già caldo, per strada c’è traffico e rumore. Vai in metropolitana insieme a altre migliaia di persone. E ti piace anche essere parte del “meccanismo”.

Lavori, vedi i colleghi. Come sempre. Ti impegni, testa bassa, un caffè, un panino per pranzo. Telefonate, favori, sorrisi.

Alle 3 senti un rumore…”crack“… si è rotto qualcosa. Fermi le mani che andavano da sole sulla tastiera del pc, non rispondi al telefono. Ti fermi e ascolti. Non c’è nulla. Non ti importa del lavoro che stai facendo, dei discorsi che hai intorno. Senti un vuoto. Cosa ci faccio qui?

Ci sono ancora due ora prima di uscire, non riesco a combinare niente, ho difficoltà a dire anche solo due parole all’amico che viene a trovarmi.

Esco dall’ufficio. E’ metà pomeriggio e non ho nessuna motivazione per fare niente. Camminare, per andare dove? Sono solo qui. Mi sento invisibile e guardo le persone che mi passano accanto, che prendono la metropolitana. Quanta gente strana!

Vado verso il centro. Fa caldo. E’ lo stesso.

Via Vitruvio. Kebab, gelaterie cinesi, prostitute, barbieri nordafricani, tutto a 50  centesimi, hotel di infima categoria.

Corso Buenos Aires. Traffico, africani che vendono merce contraffatta sul marciapiede, una folla variegata, ondate di aria condizionata che ti assalgono dalle porte aperte dei negozi.

Potrei rimepire il mio vuoto mettendo alla prova la carta di credito. Ma è veramente un brutto periodo. Niente soldi, niente spese pazze. Budget ridotto al minimo.

Provo a risalire la china. Vado in una gelateria. Ci sono le granite. Menta no, mandorla no, caffè no. AMARENA, bleah. SI.

E’ orribille ma a volte gli shock funzionano. Continuo a passeggiare e ruminare. Entro da Muji che di solito aiuta a distrarti ma niente. Anzi mi peggiora l’umore vedere i finti saldi con le cose che costano davvero troppo.

La passeggiata continua ma vedo solo negozi di marca che vendono prodotti che non mi interessano. E allora, allora non resta che l’arma finale: andiamo in libreria.

Feltrinelli mi accoglie sempre ed io ci sto sempre bene. Non so, forse c’è anche qualcosa di primordiale, di ancestrale, sedimentato. Dalla mia prima visita alla Feltrinelli di Pisa (quanti anni fa?): praticamente un salto mortale per chi come me veniva dalla piccola provincia e aveva frequentato come unica libreria un posto che si chiamava (e si chiama) Mondoperaio e comunque sapeva di potersi trovare bene.

E insomma, giro fra i familiari scaffali e faccio muovere gli occhi con la consumata esperienza di frequesntatore abituale: le novità, gli economici, gli sconti estivi, le guide di viaggio. Mi fermo. Lascio andare un attimo la mente. Penso ai colleghi che l’altro giorno hanno prenotato seduta stante un aereo per Barcellona per farsi un week end. Penso che mi piacerebbe andare con loro. Penso che non posso farlo, che c’è una zampetta che mi aspetta, che sono diventato grande (ma io sono sempre stato grande!), che ho delle responsabilità.

Zampetta, ci andiamo insieme, vedrai, ti piacerà Barcellona!

Continuo il giro. Non esiste che esca da lì senza libri. Ma sono già pentito: ne ho troppi da leggere, mi impegno, leggo tanto, ma loro sono sempre di più!

Decido di moderami e alla fine vengono via in 3:

- Paul Murray, Skippy muore. Secondo volume di una collana (bellissima) che ho cominciato la settimana scorsa

- Scarlett Thomas, L’isola dei segreti. Vado avanti a leggere i libri di Scarlett Thomas. Secondo me non sono per niente facili da leggere ma lei è bravissima.

- Gianrico Carofiglio, Né qui né altrove.  Per rileggere Carofiglio…

Esco e decido: torno in albergo e passo la serata a leggere. Prima però dovrei mangiare qualcosa. Ok, continuiamo sulla strada della redenzione. Vado da McDonald’s, prendo un menu e un milkshake alla fragola, scendo in un angolino appartato e con l’aria condizionata, col fatto che è presto e non c’è nessuno, forse con un po’ di energia dal cibo, mi comincio a sentire meglio. Prendo il libro più piccolo (Carofiglio) e comincio a leggerlo.

E’ melanconico. Neanche a farlo apposta. Parla dei vecchi tempi. Vecchi amici che si incontrano e fanno tornare i ricordi a galla. L’università. E io che facevo all’università? Che ricordi ho? Nell’aria una struggente versione di My way cantata da una voce femminile, roca quanto basta. Mi risveglio. Ma che è? Vi siete messi tutti d’accordo?

Leggo un paio di capitoli, finisco il milkshake e salgo in camera. Mi prudono i polpastrelli. E’ tanto tempo che non scrivo. Devo lasciare correre il flusso che esce fuori. Questo è il posto che ho scelto.

Fuori c’è Milano, davanti a me il Pirelli, sempre bellissimo, a destra la stazione, monumentale, sotto piazza Duca d’Aosta, geometrica e trafficata. I tram passano sferraglianti e fuori dal tempo. Io sono sempre io. La vita va avanti. Ho una bellissima sera di lettura davanti a me.

 
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Pubblicato da su 20/07/2010 in Mr. Cap., Pensieri

 

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Roma: tour da gourmet

A pensarci bene la gita a Roma si è rivelata per Zampetta una sorta di secondo svezzamento. Infatti a parte il latte del primo mattino, per il resto ha mangiato come e meglio di noi adulti.

Si cominciava dalla colazione del mattino con la crostata di albicocca, magari un po’ di yogurt, miele o un pezzetto di brioche. Si andava avanti a metà mattina con un succo di frutta e un biscottino.

A pranzo si è sbafata la pizza bianca dello Zozzone (prosciutto e stracchino), mentre al pomeriggio ci stava la frutta o un assaggino di gelato.

Ma è la sera che Zampetta dava il meglio di se con un vero tour da gourmet con assaggi a tutto campo dai piatti di babbo, mamma e zia.

E allora vai con gnocchi pomodoro e basilico, rombo alla griglia, tonnarelli cacio e pepe, ravioli ricotta e spinaci, hamburgher con patate al forno. E che espressioni goduriose aveva la piccola ogni volta!

Certo che se a casa sei abituato a mangiare carote e zucchine lessate e senza sale….

Adesso non ci fermiamo più davanti a niente: i dentini ci sono, la curiosità è tanta, il gusto ce lo abbiamo. E allora, a Roma o in ogni altra parte, via al cibo!

 
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Pubblicato da su 13/07/2010 in Cibo, Progressi, Viaggi, Zampetta

 

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Dalla ZiaGio

Avevamo promesso che saremmo andato prima di Natale ma si sa, con la Zampetta i tempi si allungano e così abbiamo sforato di un paio di mesi.

Siamo stati dalla ZiaGio, per un paio di giorni, poco tempo ma di più non si poteva e comunque sufficiente per fare una scorta di chiacchiere, coccole e ricordi. E naturalmente per vedere la sua casa e la sua città in mezzo alle montagne ricoperte di neve.

La ZiaGio abita davvero lontano e abbiamo dovuto fare qualche acrobazia di orario per tenere la Zampetta in macchina per tante ore. Ma è andato tutto (quasi tutto) bene.

Chiacchiere, giri sulla montagna e in città, buoni pranzetti e cenette, sorrisi, foto e la promessa di rivederci presto. E in tutto questo la Fiore non si è fatta vedere….

 
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Pubblicato da su 07/02/2010 in Viaggi

 

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Quante mani?

Quando si esce, una mamma deve avere: una mano per portare l’ovetto inclusivo di neonato strillante; una mano per il passeggino da posizionare nel portabagagli della macchina; ovvio, una mano per aprire il portabagagli; un’altra per prendere una o due borse; una ancora per giacche e cappotti; una per la spazzatura, visto che si esce buttiamola; una per le chiavi della macchina e di casa; quindi, una per chiudere la porta. Poi, si è pronti per andare, a patto di riuscire ad aprire la portiera.

p.s. solitamente una di queste cose viene dimenticata e bisogna tornare indietro.

 
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Pubblicato da su 26/01/2010 in Mrs. Spiff

 

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Siamo vivi

12clic

Siamo tornati vivi dall’esperienza romana. La zampetta è stata protagonista di un servizio fotografico,  oltre che la vera protagonista dell’avventura in generale. Ricaviamo da questa esperienza che:

- i bambini hanno i loro tempi che vanno rispettati;

- viaggiare con la pioggia dà i suoi problemi in condizioni normali, è quasi impossibile con un piccolo nano calvo;

- l’ovetto non è una comoda poltrona per passarci giorni e giorni;

- mangiare la pizza take away senza una forchetta e soprattutto un coltello in una camera d’albergo alle 10 di sera è un’idea da non disprezzare per lo stomaco ma non tanto comoda per tutto il resto;

- Roma è sempre bellissima anche se si è dormito troppo poco;

- i lavaggi nasali risolvono in fretta raffreddori di lieve entità;

- quando una zampetta vuole dormire lo fa anche in un salone con mille invitati che schiamazzano, dopo avere tolto le scarpe ed essere stata ninnata per un bel po’.

- allattare nel bar dei musei del Campidoglio fa un certo effetto e rende speciale un’attività ormai normale.

Grazie Zampetta per averci permesso di andare e tornare, di essere stata ‘tutto sommato’ brava e permissiva. Adesso, torniamo agli antichi ruoli usuali di tuoi schiavi, amorevole amministratore unico di questa società con due dipendenti.

 
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Pubblicato da su 09/11/2009 in Mr. Cap., Mrs. Spiff, Viaggi, Zampetta

 

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Il matrimonio

agriturismo

La notte è stata tremenda ma al risveglio uno spettacolo bellissimo ci aspettava: a pochissimi chilometri da Roma eravamo circondati di colline verdissime e animali, cavalli e contadini, pecore e pastori. Un bello scenario davvero!

E anche la giornata è stata splendida: bel tempo, una città troppo bella che ogni volta ti fa venire voglia di viverci e anche la Zampetta è stata brava intenta a fare una indigestione di cose da vedere e persone con cui interagire.

A parte un po’ di panico guidando nel traffico di Roma e per trovare un parcheggio in pieno centro, ci siamo gustati seppur brevemente scorci della città, soprattutto della zona del campidoglio, la cerimomia in comune e le foto di rito con la Zampetta che è stata la più richiesta, anche più degli sposi!

La giornata è finita con una tranquilla cena all’agriturismo, fra chiacchiere piacevoli, altrettanto piacevoli portate e tutto quello che di solito si fa ad un matrimonio.

Non lamentiamoci di Zampetta: è brava, bella, e chissà che stanotte non ci faccia dormire…

 
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Pubblicato da su 07/11/2009 in Mr. Cap., Mrs. Spiff, Viaggi, Zampetta

 

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