Verso sera si ripete più o meno il solito rito: bagnetto, cena, gioco, Ponyo, fiaba, nanna.
Fra il bagnetto e la cena però c’è una sequenza “hot” che adesso svelerò.
La mamma prende la Zampetta dalla vasca, la avvolge nell’accappatoio e la porta sul lettone per asciugatura e vestizione.
L’asciugatura avviene più o meno senza traumi, con il fon o con l’asciugamano. Ma una volta che questa fase è completata e dovrebbe essere il tempo di pannolino, body e pigiama, la Zampetta fugge, comincia a correre e saltare nel lettone e al grido di “Nuda!” si scatena… salta, fa capriole, gira i cuscini, si mette a culo in sù (ops, si può dire?), insomma, si lascia un po’ andare…
Hai voglia di chiamarla! Niente, continua imperterrita la sua danza saltellante. A quel punto di solito la mamma va a fare la cena e il babbo assiste cercando di riportare la ragione senza successo finchè alla fine esasperato prende il body e lo infila al lazo sulla testa di Zampetta, poi la stende sul letto e mentre la fa ridere a creapapelle ne approfitta per mettere un pannolino tutto storto.
A questo punto è già un successo e il pigiama diventa secondario.
E per fortuna nel frattempo la mamma ha preparato la cena e cis ta chiamando. A quel punto la Zampetta scende la letto e si dirige verso la sala da pranzo. Scalza.
Ma di questo ne riparleremo…
Quando ero piccola mi piaceva fare il bagnetto, del resto ho tuttora un buon rapporto con la vasca da bagno e in generale con gli ammolli. Però ho un ricordo che ancora mi inquieta, e cioè il momento del lavaggio dei capelli e successiva pettinatura. Anche io, come Zampetta, avevo i riccioli e, si sa, i riccioli sono belli tanto quanto sono ricettacoli di nodi. Piangevo. Prima per l’acqua (hai voglia di usare le visiere!), che alla fine ero riuscita parzialmente a domare tenedo la testa così indietro che se tirava un po’ di vento mi tirava giù. Poi, bisognava strigliare per bene. Una tortura vera e propria, un’insofferenza totale. Non volendo ripercorrere quelle esperienze da Santa Inquisizione con Zampetta mi sono informata, ho chiesto qui e lì e anche nel forum di mamme che frequento, alla ricerca dell’antidoto al dolore da capelli tirati, maltrattati, domati a forza. Soluzione: usare olio di semi di lino. Facile, ne va messa una goccia, una quantità quasi ridicola, alla fine del lavaggio, quindi passare il pettine. I capelli scivolano lucidi sotto la dentallatura dell’attrezzo infernale da tortura… e Zampetta non si accorge di nulla.Mi chiedo se una trentina di anni fa non esistesse l’olio di semi di lino… o più probabilmente non esistesse la possibilità di informarsi come si può fare adesso, ma sono contenta di avere evitato almeno questo patimento che ho a lungo sofferto!
Alla sera, ad un orario tutto sommato poco variabile, si ripresenta puntuale il rito del bagnetto.
